Il Tirreno

Livorno

Ebrei e tifoseria in lutto, si è spento a 85 anni l'ex commerciante Sergio Funaro

Sergio Funaro insieme alla moglie
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Sergio Funaro insieme alla moglie

Aveva iniziato a vendere stoffe a 13 anni, negli anni 60 l'ascesa del suo negozio di biancheria. Grande appassionato del Livorno, aveva seguito migliaia di partite

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LIVORNO. Si è spento abbracciando la moglie Luana: se n’è andato così Sergio Funaro, con la carica vitale, la generosità e lo slancio che ne avevano accompagnato l’esistenza. A luglio avrebbe compiuto 85 anni, era appena un bambino quando aveva dovuto fare i conti con le leggi razziali anti-ebraiche: e se per gli adulti si trattava di confische di beni e discriminazioni sul lavoro, per lui quelle leggi fasciste infami si era condensate in un episodio avvenuto davanti a un bar di via Grande. «Il nonno gli aveva comprato un gelato – raccontano i familiari – e, sapendo che la nostra è una famiglia di ebrei, un fascista gli scaraventò a terra il cono: neanche entrare in un bar, neanche un gelato a un bimbo ci era permesso».

Il nome di Sergio Funaro è legato al negozio di biancheria in zona mercato che ne ha fatto per decenni uno dei commercianti più noti di Livorno. Aveva 13 anni quando nella Livorno da ricostruire si era messo a vendere stoffe con il nonno Arrigo. Qualche anno più tardi, inizia l’era delle confezioni: «Andava e veniva da Milano con il treno, grazie a persone che gli hanno dato fiducia aveva preso a puntare su marchi di lenzuola e asciugamani di alcune delle più note manifatture di allora. Poi dal ’67 il negozio che tanti livornesi hanno conosciuto con marchi come Bassetti e Frette». Un apripista in Toscana, visto che Funaro era diventato il punto di riferimento del sistema commerciale costruito attorno ai Centri Tela. Fino a fine anni ’80.

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«Ha fatto tanto per tutti senza mai mettersi in mostra», dice commossa la figlia Vera insieme alla sorella Grazia: «Era stato in servizio alla Svs da giovane, aveva promosso in occasione delle festività cene per i figli dei carcerati».
La famiglia tiene a sottolineare che Funaro apparteneva al Grande Oriente: «Era stato fra i fondatori della loggia Giustizia e Libertà». Nel pomeriggio di lunedì 9 al cimitero ebraico i funerali: l’ultimo abbraccio di chi gli ha voluto bene.

Funaro era anche un tifoso appassionato del Livorno: fino all’ultimo giorno. «Ha seguito anche la partita del Livorno a Olbia sabato scorso». I giocatori amaranto dovrebbero provare davvero rammarico per non aver dato l’ultima gioia a un uomo che aveva accompagnato i colori della squadra labronica in centinaia, anzi migliaia di partite. «Il primo viaggio in aereo io e mia sorella – dice Vera Fusaro - l’abbiamo fatto da bambine per andare a Palermo, e non crediate che cinquant’anni fa fosse come ora con la Ryanair. Il motivo del viaggio? La partita del Livorno. Del resto, spesso capitava che il sabato ci dicesse di prendere cuscino e ciabatte, servivano per il viaggio in macchina verso una delle tante città dove siamo state per seguire il Livorno». Senza contare che conosceva campioni come Armandino Picchi ma anche Magnozzi e Balleri.

In una intervista al Tirreno nel 2002, ricordava il blitz per il derby a Pisa con la bara-sfottò. Oppure il pranzo riparatore con l’arbitro Sbardella da Gennarino dopo l’incandescente Livorno-Monza finita con l'invasione nel novembre ’67 («c’era anche Enzo Tortora»).

La passionaccia per i colori amaranto è rimasta in famiglia: a seguire gli amaranto a Olbia c’era Alessandro, uno dei nipoti (gli altri sono Simone, Rachele e Rebecca), «adorati quanto i bisnipoti Elia, Tommaso, Mattia e il piccolo Cosimo che ha solo pochi mesi».
 

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