Il Tirreno

Livorno

27 anni di dolore ma sarà un 10 aprile più vicino alla verità

di Giulio Corsi
27 anni di dolore ma sarà un 10 aprile più vicino alla verità

Martedì l’anniversario del disastro in cui morirono in 140 Rispoli: «Vorrei che la città ricordasse che fu una strage»

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LIVORNO. Martedì 10 aprile saranno 27 anni dalla tragedia del Moby Prince e la città come ogni anno ricorderà il disastro con una serie di iniziative. Ma ha ragione il sindaco Filippo Nogarin a dire che sarà un anniversario particolare: «Da sempre siamo uniti nella ricerca della verità - ha sottolineato -. Ora, dopo che la commissione d’inchiesta ha detto cose importanti su cosa accadde quella notte, ci sentiamo più vicini a ciò che i familiari e la città chiedono da anni. Il 10 aprile 2018 è anche questo, è la speranza di spingere le istituzioni ad essere più umane e vicine alla gente. E potrebbe essere un momento di svolta per le tante stragi senza colpevoli avvenute in Italia».

Loris Rispoli, presidente dell’associazione 140 che riunisce i familiari delle vittime, racconta lo stato d’animo con cui i parenti vivono l’appuntamento di quest’anno. «Per 27 anni abbiamo detto che non era stato un incidente, per 27 anni abbiamo ripetuto che chi si trovava a bordo del traghetto non morì subito come aveva affermato invece il tribunale di Livorno. Per noi è certamente più doloroso sapere che per ore i nostri cari hanno aspettato i soccorsi senza che arrivassero. Ma è la realtà: e la commissione d’inchiesta l’ha messo in evidenza».

Rispoli si rivolge alla città di Livorno: «Deve fare un salto di qualità nella lettura di questa storia - dice -. Basta col risolvere quella notte dicendo che stavano tutti guardando la partita. È stata una strage, come ha detto il sindaco nel primo anniversario. Ai sindacati voglio ricordare che è una delle più grandi stragi sul lavoro». Il presidente dell’associazione elenca i punti salienti su cui l’inchiesta ha fatto luce: «Le responsabilità dell’armatore, la posizione dell’Agip Abruzzo, il carico della petroliera su cui la magistratura non indagò, il cattivo lavoro della procura. E ad evidenziarlo - ricorda - prima ancora della commissione parlamentare fu la Corte d’Appello di Firenze».

Verità e anche memoria. Sono i due mantra che i familiari delle vittime portano avanti da 27 anni: «È importante mantenere viva l’attenzione di chi non c’era - dice Rispoli -. È per questo che il lavoro letterario svolto dai ragazzi dell’Enriques che nel 1991 non erano ancora nati (e che diventerà rappresentazione teatrale mercoledì 11 aprile)ha un valore particolare per noi». (G.C.)

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