Il Tirreno

Livorno

Operai morti in porto, sequestri e perquisizioni a Neri e Labromare

di Federico Lazzotti
Operai morti in porto, sequestri e perquisizioni a Neri e Labromare

Livorno, gli investigatori si sono presentati nella sede delle aziende con in mano un decreto firmato dalle due magistrate

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LIVORNO . È ormai buio quando le ultime macchine della polizia lasciano con i bagagliai pieni di documenti le sedi di Neri Depositi Costieri e Labromare, le due società coinvolte nell’inchiesta sulla morte di Lorenzo Mazzoni e Nunzio Viola, i due operai scomparsi mercoledì scorso nell’esplosione della cisterna che stavano bonificando dai residui di acetato di etile, un solvente altamente infiammabile.

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Gli agenti della squadra mobile, della polmare e i vigili del fuoco si sono presentati in via Leonardo Da Vinci e via dell’Artigianato contemporaneamente, intorno alle 15 di mercoledì 4 aprile. In mano il decreto di perquisizione e sequestro firmato dalle pubbliche ministero Sabrina Carmazzi e Fiorenza Marrara, le magistrate che coordinano l’inchiesta dove al momento si ipotizza il reato di omicidio colposo plurimo in concorso e che vede iscritte dieci persone, in pratica i vertici di entrambe le società e i rispettivi responsabili per la sicurezza.


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Top secret, almeno per adesso, quali atti, regolamenti, contratti e documenti siano stati acquisiti dagli investigatori. Quello che è certo, invece, è l’obiettivo di questo blitz all’interno delle sedi: verificare attraverso lo studio e la comparazione degli atti, se si sono verificate delle negligenze per quello che riguarda la formazione degli operai in merito alla prevenzione, il controllo sul loro comportamento e sui materiali usati dagli stessi, chi e come doveva fornirli e l’applicazione delle misure di sicurezza all’interno deposito. Oltre ovviamente, ma questo riguarda solo Neri, la regolarità e la manutenzione della cisterna numero 62, quella che l’esplosione ha praticamente staccato da terra.

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Molto probabilmente per verificare tutti questi aspetti e confrontarli con le normative vigenti serviranno settimane, forse mesi e la consulenza di un esperto. Ma la mossa della Procura che non commenta il sequestro di ieri, è chiara: l’iscrizione nel registro degli indagati dei vertici delle due società non è solo un atto dovuto, ma l’inizio di una lunga indagine dove sono coinvolti i massimi imprenditori portuali di Livorno. Il materiale acquisito durante il pomeriggio non solo sarà passato ai raggi x a livello normativo, ma sarà anche messo a confronto con la ricostruzione dell’incidente e con il materiale sequestrato il giorno della tragedia. L’altro obiettivo dell’inchiesta, è quello di appurare che cosa abbia innescato la maledetta scintilla che ha generato l’esplosione.

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Anche perché si fa sempre più plausibile l’ipotesi che l’oggetto responsabile sia tra quelli ritrovati all’interno del bacino in cemento armato che circonda la cisterna e che ha protetto gli altri serbatoi all’interno del deposito. Tra questi, oltre al cellulare di uno dei due operai, i vigili del fuoco hanno sequestrato anche diversi utensili da lavoro. Su di essi dovranno essere effettuate delle verifiche perché – per legge – devono essere in bronzo oppure ottone, materiali appunto anti scintilla. Ma delle verifiche saranno effettuate anche sul tubo in pvc con cui sono state effettuate le operazioni di bonifica e con la bocchetta, pipa in gergo, che viene inserita nel serbatoio per effettuare le operazioni di svuotamento.

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