Il Tirreno

Livorno

Operai morti in porto tre quesiti al medico legale

di Federico Lazzotti
Operai morti in porto tre quesiti al medico legale

Ieri è stata effettuata l’autopsia solo sulla salma di Lorenzo Mazzoni, questa mattina è prevista quella su Nunzio Viola. Forse domani i funerali

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LIVORNO. Sono tre i quesiti principali che le pubbliche ministero Sabrina Carmazzi e Fiorenza Marrara hanno rivolto al medico legale Marco Di Paolo al quale ieri mattina è stata affidata l’incarico per svolgere l’autopsia sui corpi di Lorenzo Mazzoni e Nunzio Viola, i due operai della Labromare morti mercoledì scorso all’interno della Neri Depositi Costieri a causa dell’esplosione della cisterna numero 62 che stavano svuotando dall’acetato di etile, un solvente altamente infiammabile.

Oltre alle cause del decesso, la Procura ha rivolto al medico altre due domande che in qualche modo spiegano che cosa gli investigatori vogliono accertare.

Il primo riguarda la verifica delle sostanze inalate dalle vittime. Un accertamento che dovrà confermare o meno la presenza dell’acetato di etile, il solvente che ha innescato l’esplosione. Possibile che all’interno della cisterna ci fossero altre sostanze? E se sì, quali?

C’è poi un altro accertamento irripetibile richiesto dalle magistrate: i test tossicologici sui due operai della Labromare. Un esame per verificare e scongiurare che uno delle due vittime si trovasse sul posto di lavoro in uno stato di alterazione.

Oltre al consulente della Procura, ieri all’autopsia sulla salma di Mazzoni (quella di Viola è prevista per oggi) hanno partecipato anche i consulenti degli indagati e di alcuni familiari delle vittime. A cominciare da Luigi Papi, nominato da Labromare e Neri, passando per David Forni e Damiano Marra per alcuni parenti.

Oggi molto probabilmente al termine degli esami su Viola le salme dei due operai saranno restituite alle famiglie per i funerali che dovrebbero svolgersi, dunque, domani.

Intanto oltre agli accertamenti medico legali, proseguono le indagini sul fronte del rispetto delle normative sulla sicurezza sul lavoro e sul possibile innesco che ha causato l’esplosione. Ad oggi sul registro degli indagati, con l’accusa di omicidio colposo plurimo, sono state iscritte dieci persone.

A cominciare da Corrado Neri, 49 anni, indagato in qualità di presidente del consiglio di amministrazione di Labromare. Per quello che riguarda la società che si occupa di pulizie portuali, sono stati iscritti anche Alberto Cattaruzza, 52 anni, triestino, Corrado Neri, 43 anni, cugino del presidente, e Giacomo Gavarone, 37, residente a Genova.

Inoltre gli investigatori, hanno individuato possibili responsabilità a carico di Massimo Nicosia, 45 anni, in qualità di procuratore speciale, responsabile «per l’osservanza delle procedure di sicurezza» e soprattutto per «vigilare, con cura e diligenza, affinché venga garantito che gli impianti vengano gestiti in piena conformità». E Riccardo Figaro, 54 anni, anche lui in qualità di procuratore speciale responsabile «della bonifica e degasificazione di serbatoi con gas inerte di navi e alla bonifica di serbatoi».

Quattro, invece, i rappresentanti della Neri Depositi Costieri finiti nel registro degli indagati. Anche in questo caso la scelta degli investigatori è caduta su tutto il consiglio di amministrazione e sul procuratore speciale.

Tre gli amministratori coinvolti: Piero Neri, 73 anni, presidente del cda, Tito Neri, 75, amministratore delegato dal luglio dello scorso anno e Piero Orsini, 75, consigliere e responsabile tecnico della spa a partire dal 2000. Oltre a loro c’è anche Francesco Volpi, 51 anni, in qualità di procuratore speciale e responsabile «di tutte le attività lavorative, industriali e produttive che si svolgono nello stabilimento sociale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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