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Operai morti in porto a Livorno, ci sono dieci indagati
Gli avvisi inviati al termine di un lungo summit in Procura. Tra i nomi i vertici delle due aziende coinvolte nell’incidente: la Labromare e la Depositi Costieri Neri
LIVORNO. Sono dieci le persone iscritte nel registro degli indagati per la morte di Nunzio Viola, 52 anni, e Lorenzo Mazzoni, 25, i due operai della Labromare scomparsi mercoledì mentre erano al lavoro all’interno della Depositi Costieri Neri. A causare il decesso l’esplosione della cisterna numero 62, dove con due colleghi stavano ultimando le operazioni di svuotamento.
VIDEO. La ricostruzione della tragedia
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La conferma è arrivata nel tardo pomeriggio di sabato 31 quando dalla Procura sono stati inviati – tramite posta certificata – gli avvisi ad altrettanti avvocati. Nell’atto, la convocazione per l’affidamento dell’incarico al medico legale che martedì dovrà effettuare l’autopsia sulle vittime e l’ipotesi di reato: omicidio colposo plurimo.
Ecco perché – in termini tecnici – l’iscrizione è un atto di garanzia proprio nei confronti delle persone sottoposte a indagini che in questo modo potranno nominare a loro volta un consulente di parte che assista alle operazioni che si svolgeranno all’ospedale Santa Chiara di Pisa.
Per il momento i nomi degli indagati sono top secret. Ma tra questi ci sono i vertici delle due aziende coinvolte nell’incidente: la Labromare, in qualità di datore di lavoro degli operai, e la Depositi Costieri Neri, società all’interno della quale è avvenuta la tragedia.
La formalizzazione delle contestazioni è arrivata al termine di un lungo summit che si è svolto ieri mattina in via Falcone e Borsellino. All’incontro hanno partecipato, oltre al procuratore capo Ettore Squillace Greco e alle due sostitute – Sabrina Carmazzi e Fiorenza Marrara che coordinano le indagini – diverse delegazioni di polizia giudiziaria che su diversi fronti dovranno effettuare gli accertamenti. A cominciare dalla squadra mobile e dalla Polmare, passando per i vigili del fuoco e la capitaneria di porto, fino al dipartimento dell’Asl che si occupa di sicurezza sul lavoro.
VIDEO. Il luogo della tragedia
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L’obiettivo è ricostruire – anche attraverso la nomina di due consulenti – quello che è avvenuto intorno alle 13.45 di mercoledì. E appurare se l’esplosione che è costata la vita agli operai sia dovuta a un errore umano o al mancato rispetto di leggi che riguardano la sicurezza sul lavoro.
Oltre al cellulare di una delle due vittime che potrebbe aver innescato il campo elettromagnetico che ha generato la scintilla mortale, gli accertamenti si stanno concentrando sugli strumenti di lavoro dei due operai e sequestrati dagli inquirenti. E soprattutto se dovevano essere forniti dal datore di lavoro (Labromare) oppure dalla Neri.
Su questo, infatti, la normativa è molto rigida. Lavori come la bonifica di una cisterna di gas, quella che stavano pulendo conteneva acetato di etile, una sostanza altamente infiammabile, devono essere svolti con utensili in bronzo oppure ottone proprio perché si tratta di materiali anti scintilla.
Ecco perché, se come sta emergendo all’interno del serbatoio era rimasta una sacca di gas, potrebbe essere bastata la caduta a terra di un cacciavite di un materiale diverso da quello prescritto per generare la scintilla che ha causato l’esplosione.
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