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Livorno

il primo giorno da ex segretario pd 

«Fiero di questi 40 mesi» E Bacci lascia il timone

«Fiero di questi 40 mesi» E Bacci lascia il timone

LIVORNO. «Si è chiusa ufficialmente la mia esperienza di coordinatore territoriale del Pd. Un'esperienza vissuta in prima linea e per la quale sento di aver dato tutto me stesso». Inizia con queste...

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LIVORNO. «Si è chiusa ufficialmente la mia esperienza di coordinatore territoriale del Pd. Un'esperienza vissuta in prima linea e per la quale sento di aver dato tutto me stesso». Inizia con queste parole la lunga lettera che ieri Lorenzo Bacci ha scritto nel primo giorno da non più segretario del partito livornese. Partito che, come anticipato ieri dal Tirreno, sarà traghettato fino al congresso da un gruppo di garanti con portavoce il parlamentare Andrea Romano (lo ha deciso due giorni fa la direzione, non senza tensioni).

Bacci saluta, ringrazia e prova a metter anche qualche puntino sulle ì con i suoi. «Molte – scrive – sono state le difficoltà affrontate lungo questi 40 tortuosi mesi, sicuramente i più difficili mai vissuti dal centrosinistra nell'area livornese dal dopoguerra ad oggi. Ho preso in mano un partito reduce da una pesante sconfitta a Livorno, in un periodo in cui il Pd vinceva ovunque». Un partito «che si ritrovava ad avere enormi problemi economici, passando da un bilancio di 400.000 euro a 80.000 l'anno, con contenziosi aperti su più fronti». «In questi anni – continua –, insieme a tanti amici che volontariamente hanno sacrificato il proprio tempo, abbiamo riportato la Festa de l'Unità alla Rotonda, organizzato decine di iniziative, conquistato vittorie importanti come quella delle Regionali e affrontato sconfitte cocenti, come in occasione del referendum costituzionale. Gestito, anche con sacrifici personali, situazioni delicate come quelle del personale dipendente della Federazione. Certo, c'è ancora moltissima strada da fare per il Pd di Livorno: tanta quanta dovrà farne il nostro partito a livello nazionale per tornare ad essere percepito come credibile dalla maggioranza dei cittadini».

E qui: «Già, credibilità. Parola chiave che spesso ho visto calpestata in questi anni da atteggiamenti infantili di chi vive la politica molto più come lente di ingrandimento dei propri umani limiti che non come ambito di servizio. Limiti che ho avuto anch'io. Che ho però provato fino in fondo a rinunciare all'idea che il segretario/coordinatore di un partito debba essere semplicemente colui che fa la sintesi di ciò che pensano i vari capi bastone...». Rivendica di «non aver mai piegato la testa, di fronte a nessuno, in primis a sedicenti dirigenti incapaci di mettere la parola fine a esperienze ormai tristemente stanche». Scrive anche di avere «rimesso in questi 40 mesi tra riunioni e impegni qualcosa come 200 euro al mese, senza mai intascare un euro di rimborso» e di chiudere «questa esperienza fiero di come l'ho condotta». «Sono un uomo libero. Mi può chiamare anche Renzi e chiedermi qualsiasi cosa. Io, da sempre, ragiono con la mia testa. Ho iniziato questa avventura perché ho scelto di farlo con la mia testa, e altrettanto oggi sono qui a decidere che – almeno su questo fronte – è giusto dire basta».

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