Gioco
A casa un arsenale nonostante avesse il divieto
Stefano Palandri nell’appartamento dove viveva, al numero 8 di via Costanza, nascondeva un vero e proprio arsenale. Gli agenti della polizia la notte tra il 30 e il 31 maggio dello scorso anno, oltre...
Stefano Palandri nell’appartamento dove viveva, al numero 8 di via Costanza, nascondeva un vero e proprio arsenale. Gli agenti della polizia la notte tra il 30 e il 31 maggio dello scorso anno, oltre al fucile Beretta modello S55 con il quale ha sparato un colpo a Paolo Civitillo, hanno ritrovato anche altri cinque fucili, due carabine, due doppiette e due pistole, nonché due pugnali e decine di munizioni.
Eppure – come hanno accertato gli investigatori – Palandri era destinatario di un diniego all’ottenimento del porto d’armi da caccia per via di alcuni piccoli precedenti penali.
Buona parte dell’arsenale, infatti, era di proprietà del padre, scomparso quattro anni fa. Ma dopo la morte nessuno, evidentemente, si è preoccupato né di denunciare né di controllare. Ma gli agenti durante la perquisizione a casa di Palandri hanno trovato anche altre tre armi mai denunciate nemmeno in passato. Si tratta di una carabina mai immatricolata e dunque clandestina, un fucile calibro 20, una pistola Brev e altri due pugnali.
Sono queste irregolarità ad aver portato la Procura a contestare a Palandri anche il porto abusivo di armi e la detenzione. Due reati che sono andati a sommarsi all’iniziale tentato omicidio che è stato riqualificato in lesioni gravissime.
Secondo la Procura determinante affinché la l’esito non fosse ancora più grave, è stata la prontezza degli altri clienti del circolo che dopo il primo sparo lo hanno bloccato dopo che Palandri aveva già inserito la seconda cartuccia nel fucile ed era pronto a sparare di nuovo verso il trentenne.
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