Gioco
Mai così tanti in piazza
Gli operai escono dalla trincea: è la manifestazione più partecipata degli ultimi anni
Grande, grandissima: la fiaccolata in ricordo dei due lavoratori morti nell’esplosione all’interno del serbatoio in porto è stata il più grande corteo degli ultimi dieci anni schierato dalla parte degli operai. Con il dolore di due famiglie di tute blu che è diventato l’abbraccio di una città intera, con il grido di tanti lavoratori che si è fatto portavoce della richiesta di fare del lavoro uno strumento per vivere con dignità e non una condanna per morire nella fatica. In migliaia e migliaia per le strade del centro: nella stessa sera in cui pure tanta altra gente ha sentito il richiamo della partita allo stadio o dei riti della Settimana Santa nelle parrocchie.
Ma non è solo per il numero dei partecipanti che non è stato un corteo come i tanti – ormai non più tanti – che lo hanno preceduto. Il numero è anche il cuore del messaggio: i lavoratori che rivendicano rispetto di sé stavolta non sono finiti nell’angolo. A leccarsi le ferite delle batoste prese nello scontro sociale o comunque a starsene in trincea con l’elmetto sulla difensiva per cercare, arretrando, di arroccarsi su quel che resta di diritti e busta paga.
Bastava scorrere i volti risalendo la fiaccolata per accorgersi che non era una manifestazione di categoria – insomma, di uno spicchio determinato della società – bensì il taglio traversale di tante e tante persone che hanno deciso di fare un gesto ormai inconsueto: uscire dal recinto della propria casa e dei propri affetti perché si sono sentiti parte di un “noi” un po’ più grande.
L’hanno organizzata i sindacati confederali e quelli di base, che pure spesso polemizzano duramente con Cgil Cisl Uil, hanno aderito. Segno che le organizzazioni sindacali, per quanto incerottate e per quanto plurali, rappresentano ancora l’ultima aggregazione diffusa sul territorio, forse insieme alla rete delle parrocchie. Prima di precipitare nel gorgo dell’ognun per sé.
È come se in questa piazza – con questa gente, con questo dolore, con questa fatica di sbarcare il lunario – Livorno si fosse riscoperta comunità. Non è una polizza vita per proteggersi dai guai né l’abracadabra che elimina problemi, rancori e affanni: ma è l’unico modo per ritrovarci a essere uomini e donne. Con un po’ di orgoglio, con almeno un minimo di speranza. Non lo sappiamo neanche noi come: ma non è accaduto così anche per i “bimbi motosi” che non avevano mai preso una vanga in mano e hanno spalato un oceano di fango?
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