Gioco
Andrea Romano diventa il portavoce del Pd di Livorno
La direzione elegge il gruppo traghettatore dei garanti, ma nella sede del partito tornano a volare gli stracci
LIVORNO. Il parlamentare Andrea Romano è il nuovo portavoce della federazione livornese del Pd. Portavoce, non segretario. Prima voce di un gruppo di garanti che avrà il compito di traghettare il partito fino al prossimo congresso (in autunno?), dopo lo scossone elettorale che ha portato a dimissioni a cascata a tutti i livelli. Compresa quella di Lorenzo Bacci, che ieri, come aveva annunciato, si è ufficialmente tolto i panni del segretario territoriale per tornare a indossare solo quelli di sindaco di Colle.
È stata la direzione del partito a votare in serata, nella sede di via Donnini, il portavoce e il gruppo dei garanti: ne fanno parte, insieme a Romano, l’assessora e il consigliere regionali Cristina Grieco e Francesco Gazzetti, il presidente della Provincia Alessandro franchi, i cinque segretari delle unioni comunali del territorio (Simone Rossi di Bibbona, Adelio Antolini di Colle, Francesco Bartalesi di Rosignano, Simone Tinagli di Castaneto, Antonio Costantino di Cecina).
È stato Bacci a proporre per primo il nome di Romano come portavoce. E la direzione alla fine lo ha votato quasi al completo: 27 favorevoli. Ma dentro quel “quasi” ci sta un mondo. Perché in mezzo alla riunione, l’ex segretario e consigliere comunale Jari De Filicaia è tornato alla carica e ha aperto il fuoco di sbarramento. Non solo: l’ex parlamentare Marida Bolognesi ha votato contro (l’unico voto contrario ufficiale della serata). E il consigliere regionale e papabile candidato sindaco Gazzetti si è astenuto.
Si sa che Bolognesi non l’ha messa sul piano politico o personale, ma su quello del metodo. Della serie: sarebbe stato meglio che non fosse stato il segretario uscente a proporre il nome del portavoce, ma che magari avessero deciso insieme i garanti.
Ma la sostanza è ben altra. Ed è sì, tutta politica. Una finestra che palesa il ritorno, in chiave nuova, di vecchi scontri. A quattro anni dalla sconfitta dalle amministrative che hanno incoronato i Cinque Stelle e a un anno dalle elezioni che decideranno il nuovo sindaco.
De Filicaia, contattato dopo la riunione, non gira tanto intorno alle parole: «Sono dovuto andare via prima, ma avrei votato no. È un problema di metodo e politico». Perché «se devo scegliere un rappresentante di Renzi come Romano, io che ho una posizione diversa dentro al partito, devo almeno essere coinvolto. Se invece si viene all’ultimo e si cambiano le carte in tavola...».
Poi rincara: «Mi sembra complicato che un parlamentare che abita a Roma, e in questa fase delicata, possa seguire da vicino Livorno. Che sia nel coordinamento lo do per scontato, ok, ma per il resto avrei preferito che si facesse un ragionamento su un segretario di un’unione comunale. A meno che, nell’era di Grillo, non si voglia fare tutto in videoconferenza...».
Attenzione: questo accade per decidere il portavoce di un gruppo di garanti, che a sua volta rappresenterà il partito solo per pochi mesi, fino al prossimo congresso.
Ma il punto forse è proprio questo: il congresso, anzi i congressi (della federazione e comunale), da cui passerà molto della corsa verso le prossime amministrative, a cominciare dalle candidature a sindaco (o sindaca).
Sta di fatto che alla fine, anche qui, contano i voti. E i voti dicono che ieri sera, alle Sorgenti, Romano è diventato portavoce della federazione Pd con l’investitura dei presenti.
«Dopo una sconfitta come quella che abbiamo vissuto a livello nazionale – ribatte il parlamentare – il metodo non può che essere unitario, simile a quello che abbiamo avviato a Roma e che abbiamo messo in piedi nella federazione regionale. Francamente trovo che proporre il metodo della guerra per bande politiche in una fase così delicata sia una espressione di autolesionismo nei confronti del Partito democratico e della possibilità di sconfiggere il Movimento 5 Stelle alle prossime amministrative».
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