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Tragedia in porto, si cerca l’innesco mortale: ecco le tre ipotesi
Livorno, sequestrati anche i tre rivelatori di gas in dotazione ai due operai scomparsi
LIVORNO . La ricerca della verità sulla tragedia del lavoro che si è presa il futuro di Lorenzo Mazzoni, 25 anni, e Nunzio Viola, 52, inizia dentro al bacino in cemento armato che circonda la cisterna numero 62 dei “Depositi Costieri Neri”, una distesa di 212 serbatoi da 500 mila litri ciascuno all’ingresso nord della città.
È qui che gli investigatori hanno sequestrato una decina di oggetti, per lo più strumenti di lavoro, che i due operai della Labromare stavano usando per la bonifica del silos dai residui di acetato di etile, un solvente altamente infiammabile.
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IL CELLULARE. Tra questi anche il cellulare (l’uso all’interno del sito è vietato) di una delle due vittime che potrebbe aver causato quel campo elettromagnetico che ha innescato la scintilla e la successiva esplosione. Ecco perché la Procura, che ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo plurimo ancora contro ignoti (oggi è possibile la notifica degli avvisi), ha disposto alcuni accertamenti proprio sullo smartphone, per verificare – prima di tutto – se intorno alle 13. 45 di mercoledì fosse acceso. Ma non solo. Al centro delle verifiche per risalire all’innesco anche tutti gli strumenti usati dagli operai per le procedure di collegamento tra il serbatoio e il tubo in pvc attaccato al camion dove era stato stoccato il gas residuo. Utensili che devono essere in bronzo o ottone proprio perché si tratta di materiali anti scintilla.
Per risolvere questo rompicapo investigativo e civile, la stessa procura ha già nominato un consulente, il professor Marco Carcassi dell’università di Pisa, che dovrà ricostruire i momenti che hanno preceduto la tragedia cercando di arrivare alla causa.
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I RILEVATORI DI GAS. Tra gli elementi che potrebbero aiutare gli inquirenti coordinati dalla pubblico ministero Sabrina Carmazzi i tre rilevatori in continuo multigas che monitorano l’esplosività dell’aria. I due che gli operai avevano con sé sono andati praticamente distrutti, ma un terzo, quello attaccato in prossimità del boccaporto del serbatoio 62, nonostante l’esplosione era ancora accesso e funzionate quando sono arrivate le forze dell’ordine.
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Ha suonato prima della detonazione, oppure non ha avvisato del rischio imminente i due operai? Impossibile ipotizzare che tutti e tre fossero spenti o rotti. Così una delle possibili deduzioni è che nel momento in cui gli operai hanno aperto una sorta di portello alla base del serbatoio per far entrare l’ossigeno, si sia creata una sacca di gas nella parte alta della cisterna che il rilevatore non ha evidenziato. Il resto lo ha fatto la scintilla. Anche se alcuni addetti ai lavori ipotizzano anche la possibilità di un’auto combustione. Possibilità plausibile da un lato, ma inquietante se si pensa al numero di bonifiche simili a quella che stavano compiendo i due operai e dunque ai rischi quotidiani di queste attività in una zona ad alto rischio di incidenti industriali rilevanti.
I SOPRAVVISSUTI. Sono due le testimonianze considerate maggiormente rilevanti dagli inquirenti. Si tratta dei due sopravvissuti all’esplosione: l’operaio della Labromare addetto al camion e l’addetto della Neri incaricato di supervisionare lo svuotamento della cisterna. Quest’ultimo si è allontanato dal serbatoio numero 62 pochi minuti prima dell’esplosione. Agli inquirenti ha spiegato che la pila della torcia che doveva usare per controllare la situazione all’interno era finita e dunque era andato a sostituirla in magazzino. Ancora più tragico il racconto del collega della Labromare che pochi istanti prima del boato ha lasciato i colleghi vicino alla cisterna per andare a spegnere il meccanismo di aspirazione del gas all’interno del camion visto che l’operazione era praticamente conclusa.
È stato lui a rendersi conto per primo di quello che stava accadendo. «Ho sentito l’esplosione e poi le fiamme». È in questi momenti che l’operaio ha eseguito una manovra che molto probabilmente ha evitato che la tragedia potesse avere conseguenze se possibili peggiori: ha staccato il tubo che collega il camion alla cisterna evitando che l’incendio potesse far esplodere anche il mezzo della Labromare.
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I FILMATI. Una delle speranze degli investigatori erano riposte nelle immagini registrate dalle telecamere all’interno del deposito lungo via Leonardo Da Vinci. Al contrario dagli accertamenti della procura non sono emerse telecamere fisse di videosorveglianza in prossimità del luogo dell’incidente che abbiano ripreso l’esplosione: c’è solo, distante dal serbatoio di acetato di etile, una telecamera della sicurezza che ha ripreso soltanto il momento dell’esplosione e quindi non sembra utile all’indagine se non per stabilire l’ora dell’esplosione, ovvero le 13. 45. Il momento in cui è iniziata la ricerca della verità.
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