Gioco
«Morte assurda» La disperazione dei colleghi
Rabbia e lacrime nel bar di fronte al deposito «Non dovevano fare quel lavoro da soli»
LIVORNO. Il Benidorm Cafè si trova proprio di fronte all'ingresso del deposito costiero Neri ed è un punto di riferimento per operai e camionisti. Prima o dopo il lavoro, infatti, in molti si fermano lì. Ci vanno anche per un caffè rapido o per un panino da mangiare in piedi durante le pause, per poi tornare al proprio posto.
Ieri però quel bar in via Leonardo Da Vinci è diventato il ritrovo dei colleghi di Lorenzo Mazzoni e Nunzio Viola e per tutti gli altri gli operai della Labromare che sono accorsi lì, una volta venuti a conoscenza della tragica notizia.
E così, come fosse una processione silenziosa, davanti al piccolo locale si è creato un capannello di persone. Tutti con le bocche cucite, con lo sguardo rivolto verso il cielo e il cellulare in mano nella speranza di ricevere notizie da chissà chi.
«Com'è possibile che fossero da soli? Come è stata possibile una cosa del genere? Non si può morire sul lavoro». Non si dà pace un uomo sulla cinquantina. Ieri a Livorno non c'era il sole, gli occhiali scuri gli servivano per coprire gli occhi gonfi dalle lacrime. Mani nei capelli e testa bassa, un po' per tutti. In molti avevano addosso l'uniforme della Labromare, la ditta per la quale le due vittime lavoravano. «Potevamo essere noi, è incredibile» mormora qualcuno non riuscendo a trattenere le lacrime. Uomini, donne, ragazzi giovani. Le sigarette accese e gettate freneticamente per terra non si contano neanche. Dentro il locale, a servire i caffè c'è un barista, un uomo con gli occhiali che viene dal sud. Insieme al caffè serve in automatico anche un bicchiere d'acqua, una cortesia che al meridione è una prassi quotidiana, ma che in una giornata così drammatica, ti regala un momento di conforto. Poi però il pianto a dirotto dei familiari e il continuo entrare e uscire dei mezzi di soccorso, riportano tutti alla triste realtà. «Uno era un padre di famiglia – racconta un collega dello stesso reparto – noi lo conoscevamo benissimo. Era una persona splendida, lavoravamo insieme». Sono queste le uniche parole che si lascia scappare qualcuno di fronte ai giornalisti. Nessuno, infatti, ha voglia di parlare di fronte a una tragedia del genere. Quando passa l'elicottero della Guardia di Finanza, tutti alzano lo sguardo al cielo. Poi dal deposito costiero Neri esce il sindaco Filippo Nogarin, ma nessuno va a sentire le sue parole, anche perché sarebbe impossibile, visto che è circondato da telecamere e cronisti. Meglio accendersi un'altra sigaretta. «Come si fa a morire a soli 25 anni?» continua a chiedersi un altro operaio, stavolta dall'altro lato della strada, a due passi dal cancello di ingresso. Lui, invece, conosceva Lorenzo, la più giovane delle due vittime. I colleghi sono rimasti lì fuori tutto il pomeriggio, provando a farsi coraggio l'un l'altro. Da oggi dovranno riuscire a tornare a lavorare, trovando la forza di tornare lì dentro, dove Lorenzo e Nunzio hanno perso la vita.
Nicolò Cecioni
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