Gioco
Livorno, esplosione in porto. La fidanzata di uno degli operai morti: "Ditemi che non è vero"
Livorno: il suo Lorenzo aveva 25 anni, il collega 52. Le testimonianze: «Qualche innesco deve aver fatto esplodere il silos, anche un cellulare». Il presidente Mattarella: «Tragedia intollerabile»
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LIVORNO. Urla forte Benedetta, vedova ragazzina: gli occhi sfigurati dalle lacrime e le mani in faccia per provare a non vedere il vuoto che le si è aperto di fronte. «Perché lui?», ripete a se stessa una, due, tre volte mentre corre verso il cancello dei depositi costieri Neri, un’area di stoccaggio lungo l’estremità nord del porto di Livorno, dove mercoledì 28 hanno perso la vita due operai: il suo Lorenzo Mazzoni e il collega Nunzio Viola.
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LO STRAZIO DELLA FIDANZATA DI LORENZO
Il suo Lorenzo, 25 anni e un contratto con la Labromare – azienda livornese che da 40 anni si occupa di rifiuti portuali – è una delle due vittime dell’esplosione avvenuta intorno alle 14 all’interno di una cisterna. «Ditemi che non è vero», insiste Benedetta Testi, 21 anni, prima di abbracciare la suocera e scivolare nel dolore. Il dolore enorme per la perdita del fidanzato, conosciuto anche per la sua passione per il calcio: aveva giocato nel settore del Livorno e poi nel Picchi.
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LA TESTIMONIANZA
Dentro un esercito tra investigatori ed esperti sta cercando di ricostruire quello che è successo quando le operazioni di bonifica del silos erano praticamente completate, e invece una detonazione si è portata via anche il futuro di Nunzio Viola, 53 anni e quattro figli. Fuori dal cancello, invece, c’è la disperazione di familiari e colleghi. E i racconti di chi era a due passi della cisterna numero 62 quando è esplosa. «Ho sentito un botto esagerato – racconta sotto choc Angelo Biano, professione autista – stavo caricando a un centinaio di metri di distanza quando c’è stata l’esplosione. Lo spostamento d’aria – prosegue indicando un ristorante a una ventina di metri dal piazzale – ha aperto quelle porte d’ingresso. Ho capito subito che era successo qualcosa di grave perché la botta è stata fortissima. In quel momento non ho avuto il tempo di pensare. Mi sono spaventato e sono scappato insieme agli altri che erano con me. Cosa può essere successo? Non ne ho idea, si tratta di operazioni di routine ma qualche innesco deve aver fatto esplodere il silos. Potrebbe essere bastato un corto circuito, un cellulare acceso oppure una sigaretta».
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QUEL "CAMPO MINATO"
Eppure c’è chi sottovoce (e niente nomi) sostiene che quelle cisterne siano «vecchie e pericolose, roba che nel resto d’Europa non potrebbe esistere». E sostiene che questa zona sia un «campo minato». Così dice, «campo minato dove ogni giorno può succedere qualcosa di brutto».
Riccardo, collega delle due vittime, da 27 anni assunto alla Labromare, guarda verso il luogo della tragedia e non si dà pace. «La sicurezza in questi casi è la priorità. Quando facciamo quel tipo di operazioni di svuotamento della cisterna, siamo muniti di tutta la strumentazione necessaria. Per esempio abbiamo un sensore di gas che rivela eventuali perdite. E quando suona hai il tempo di allontanarti e tornare con le maschere. E poi c’è il responsabile della sicurezza che sovraintende i lavori. Che io sappia tutte le normative sono state rispettate, anche perché Lorenzo e Nunzio erano due operai esperti».
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NUNZIO E LA SUA ULTIMA GIOIA
Proprio Viola da undici anni si occupava di operazioni simili. Il cognato aspetta con il resto della famiglia l’uscita della salma. «Nessuno – sottolinea – ci ha detto niente per ore. Quando sono venuto qui ho capito che era morto da come mi ha abbracciato un collega». Due delle figlie del 53enne cercano di capire che fare, dove andare e a chi rivolgersi. E intanto i familiari non possono fare altro, in mezzo al dolore, di ricordare l’ultima gioia di casa Viola. «Due mesi fa – raccontano – è nata la seconda nipote di Nunzio».
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MATTARELLA: "TRAGEDIA INTOLLERABILE"
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in una nota ha espresso il suo profondo cordoglio per la morte dei due operai a Livorno. "Sono vicino alle loro famiglie, ai lavoratori e alla città di Livorno". Il presidente della Repubblica si augura, ancora una volta, che "dopo questa ennesima, intollerabile tragedia sul lavoro vengano rafforzate a tutti i livelli le misure di prevenzione e di controllo. Non è accettabile che si muoia sul lavoro"
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