Gioco
Ippodromo, in pista maxi-comitato e avvocato
Lettere al Comune dopo un incontro al ministero: «Riaprirlo si può, agisca o faremo denuncia»
LIVORNO. Chissà cosa direbbe oggi il capitano di cavalleria Federico Caprilli guardando attraverso il cancello chiuso a chiave di quell’impianto che la città gli ha dedicato quasi un secolo fa. Un impianto gioiello, disteso a due passi dagli scogli dell’Accademia, e diventato negli anni il tempio delle corse dei cavalli e delle “vasche” in notturna di chi, il giovedì e la domenica sera, lo ha vissuto quasi come un’appendice di via Ricasoli. Un impianto che oggi è una distesa di nulla: è stato svuotato definitivamente a fine novembre, quando anche gli ultimi cavalli – “Senzapenzieri” e “No way out”, due nomi che sembrano quasi uno scherzo del destino – hanno lasciato le scuderie.
Tra meno di due settimane, l’8 aprile, ricorreranno i 150 anni dalla nascita di Federico Caprilli: «E se per quella data il Comune non ci darà risposte, passeremo alle vie legali...». A parlare per la prima volta è Stefano Mattii, avvocato del foro di Fermo e volto conosciuto nel mondo dell’ippica, che pochi giorni fa ha scritto e riscritto al Comune, dopo avere incontrato i vertici del ministero. A che titolo? Dietro di lui c’è il comitato livornese che conta circa 700 adesioni e che è stato costituito ufficialmente nella primavera del 2016 “per la promozione, il sostegno e la tutela dell’ippodromo”. A tenere le redini c’è la battagliera Micol Fenzi.
Dietro al Caprilli, insomma, c’è un movimento che non si arrende e che sta cercando di riaccendere i riflettori sulla pista di Ardenza per la prossima estate. Intenzione che cozza con quelli che sembrano ormai essere i piani del Comune, che nei mesi passati è semmai tornato a guardare all’ipotesi cittadella dello sport in tandem con lo stadio (senza contare i piani per l’area di alcuni imprenditori raccontati dal Tirreno nel luglio scorso, tra sport e parchi acquatici).
Le novità sul fronte degli operatori che non si arrendono sono scritte nell’ultima lettera inviata il 23 marzo da Mattii al Comune e ai vertici del ministero delle Politiche agricole. Nota in cui l’avvocato fa sapere di avere incontrato il direttore generale che sovrintende l’ippica per il Mipaaf, Francesco Abate, sottolineando che la direzione si è «compiaciuta» dell’iniziativa del comitato per arrivare alla riapertura del Caprilli.
Una iniziativa che muove dalla convinzione che la società pisana Alfea, dopo la battaglia infinita con Palazzo Civico, non sia più intenzionata a gestire l’impianto che oggi si trova in pessime condizioni, ma voglia piuttosto essere risarcita (un anno fa, come raccontato dal Tirreno, ha chiesto al tribunale più di 3 milioni di euro).
Cosa viene chiesto quindi sia al Comune che al ministero? Di «agire per quanto di loro rispettiva competenza». Al Comune, si legge nella nota di Mattii, di rispettare la «destinazione d’uso urbanistica-paesaggistica dell’ippodromo», che è di sua proprietà; al Mipaaf di «deliberare e erogare al Comune il contributo di almeno un milione di euro per manutenzione, ristrutturazione e quindi riapertura in agosto 2018 dell’ippodromo».
«È un delitto mantenere in questo stato quell’area», ripete il legale marchigiano contattato dal Tirreno: «Fino a quando il Comune non farà, se farà, un cambio di destinazione d’uso, che sarebbe una mostruosità, quell’ippodromo va riattivato. E per legge lo Stato dà contributi agli ippodromi, alle strutture». Contributi che secondo l’avvocato potrebbero ancora arrivare a Livorno con «decreto del direttore generale del Mipaaf», attingendo dai capitoli di spesa riservati al settore.
«Ma o oggi il Comune non ci ha mai risposto. Ho chiamato il sindaco prima della fine dell’anno, ho chiamato l’assessore allo sport, abbiamo scritto al Comune. Gli ho dato tempo fino all’8 aprile, che è il compleanno di Caprilli. Se per quella data non faranno niente, faremo denuncia in procura». Nella nota inviata a Palazzo Civico si ipotizza anche un ricorso al Tar della Toscana per «inadempimento», accennando poi, in sede civile, al «diritto al risarcimento del danno ex articolo 28 della Costituzione verso gli agenti delle amministrazioni, ad personam».
Juna Goti
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