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Livorno

È il decimo compleanno della maxi-voragine: niente da festeggiare - Video

di Mauro Zucchelli
È il decimo compleanno della maxi-voragine: niente da festeggiare - Video

Superstrada Fi-Pi-Li: dal 2008 migliaia di auto e camion costretti a dribblare la buca più famosa d'Italia. L'assessore Ceccarelli: "C'è la gara d'appalto ma fatto un ricorso"

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LIVORNO. «La torta la mettete voi del Tirreno. Le dieci candeline ce l’ho io: porto quelle di mio figlio che i dieci anni li ha fatti il mese passato». Meo Ardizzone viene dal Nord Est. Anzi, dal Nord Est va e viene con il camion, anche se quella cadenza alla Rocco Papaleo porta dritto alle origini meridionali. La battuta salta fuori, davanti a un caffè al bar a due passi dal varco della Darsena Toscana, appena il cronista gli ricorda che sono dieci anni esatti da quando all’inizio della sopraelevata è sprofondato l’asfalto.

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In tutto quest’arco di tempo Il Tirreno ha mandato in edicola più di due milioni di titoli ma nessuno è stato profetico come quello messo nero su bianco all’indomani dell’aprirsi dello squarcio: “Fi-Pi-Li, tempi lunghi per la buca”. Quanto “lunghi” l’abbiamo però scoperto solo in seguito.

«Sì, sono passati dieci anni e forse nei primi otto sarei stato anch’io fra quelli che protestano». L’assessore regionale Vincenzo Ceccarelli lo ammette. Però negli ultimi due anni la Regione ha preso in mano e allora è passato «dalla parte della barricata di quelli che il problema di questa benedetta buca cercano di risolverlo, ed è quel che sto facendo». Poi gli scappa: «Ma ora voi giornalisti pensate di mettervi a fare pezzi su quest’argomento ogni tre giorni? ».

VIDEO. La non festa dei 10 anni

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Più che cercare giustificazioni, in realtà le parole di Ceccarelli sono un affresco di quel che è questo Paese: «Abbiamo dovuto adeguare l’iter e il progetto al Codice degli appalti. Appena fatto, è arrivata una modifica del nuovo Codice, e dunque altri mesi se ne sono andati con l’adeguamento bis». A febbraio l’appalto è stato aggiudicato sì ma solo in via provvisoria: già, perché – come conferma l’assessore – tutto è rimasto «bloccato dall’immancabile ricorso, che ormai è un appuntamento fisso per qualsiasi appalto pubblico».

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La “fotografia” vale anche andando all’indietro nel tempo. Parliamo di un appalto da 2, 3 milioni di euro, mica due spiccioli, ma i soldi non sono mai stati un problema: ci sono, e c’erano anche prima. Ma, dopo aver coordinato tutte le manutenzioni della Fi-Pi-Li in mano alla Provincia di Firenze per evitare troppe frammentazioni (e averle poi affidate a una società esterna), ecco che si è pagato il prezzo di due cose: da un lato, le incertezze sul destino delle Province (soppressa quella di Firenze, trasformata in Città Metropolitana, ma non le altre); dall’altro, la gabbia del patto di stabilità che talvolta impediva di spendere anche i soldi in cassa. Risultato: l’impasse senza fine.

«Questa bretella, l’abbiamo attesa per decenni, ed ora da dieci anni tondi aspettiamo che venga riaperta nella sua completezza». Per Antonio Palmucci, legale rappresentante di Cora Trasporti e dirigente degli artigiani Cna di settore (Fita) dev’esserci «qualcuno che forse non si rende conto di quanto questa strozzatura influisca sui conti delle imprese di autotrasporto che ogni giorno fanno transitare da questa strada dai 1500 ai 2000 tir». L’esponente di Cna pensa alle imprese che lavorano per il traffico locale di contenitori: si carica un container, si porta ad un magazzino locale, si torna in porto a prenderne un altro e così via tutto il giorno. «Hanno bisogno di un numero minimo di viaggi per reggere economicamente, visto che i margini sono bassissimi; le code che si creano molto spesso non permettono di raggiungere il numero di viaggi necessari. Idem per il traffico con i ribaltabili che vanno sottobordo a caricare».

«Non so neanche quante volte sono passato davanti alla voragine, – è a Ardizzone che torna a parlare – faccio avanti e indietro con il porto di Livorno grossomodo due-tre volte al mese». Però che non c’è mica solo il problema di quell’appalto lì, rincara: «Stavolta c’era un doppio restringimento di carreggiata, c’era lo svincolo chiuso in direzione di varco Galvani, c’erano i soliti guai di via Da Vinci e poi c’era anche da dribblare la grande buca…».

È su questo stesso tasto che insiste Marcello Magagnini, uno dei principali imprenditori dell’autotrasporto portuale livornese, con un seggio sia nel consiglio nazionale della Confindustria di settore (Anita) sia nell’organismo consultivo della nuova Authority: «Quasi non esiste comitato portuale in cui non è saltata fuori la magagna della voragine, ma la mancanza di visione non si limita a quello: immaginate la Livorno del 2030 o del 2040, diteci come separare i flussi dei nostri mezzi pesanti e quelli dei turisti che vanno a Tirrenia. Invece qui si pensa alle piste ciclabili anche in zona industriale...».

Non sono solo i camionisti a essere infuriati. La conferma arriva se ascoltiamo la campana dell’Aci, l’organizzazione degli automobilisti. «È in gioco una arteria viaria fondamentale», dice il presidente Franco Pardini: «È la sola in grado di collegare in maniera diretta la nostra città al Calambrone ed è una delle due porte d’accesso a Tirrenia, assai più comoda della cosiddetta “Pisorno”».

Ma nel mirino di Pardini è soprattutto la sicurezza: «In tutti questi anni abbiamo avuto una soluzione assurda, scomposta, mal segnalata e pericolosa soprattutto durante le ore notturne, considerata la visibilità decisamente precaria in quello specifico tratto. Il tutto senza considerare gli enormi disagi arrecati al traffico portuale».
 

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