Il Tirreno

Livorno

La denuncia: «Scambiata per una rom, il bus mi ha lasciata a terra»

di Francesca Suggi
La denuncia: «Scambiata per una rom, il bus mi ha lasciata a terra»

Livorno, rabbia e amarezza della giovane educatrice: comportamenti da demonizzare. La Ctt dà un’altra versione: «Nessuna discriminazione, il mezzo era già partito» 

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LIVORNO. «Io e una nomade siamo arrivate alla porta anteriore del bus, l’autista ci ha guardate, ha chiuso la porta ed è partito, lasciandoci là, sotto la pioggia». È un racconto pieno di amarezza, rabbia e senso di discriminazione quello fatto dall’ educatrice socio culturale Giulia Tubino che giovedì 15 marzo stava andando a prendere il mezzo pubblico alla fermata di Montenero, all’altezza del cimitero. Dietro di lei una donna nomade che voleva anch’essa salire a bordo. Entrambe erano vestite simili, con una gonna lunga a fiori. Il suo racconto si trasforma in lettera di reclamo, inviata alla Ctt Nord: l’oggetto è “reclamo condotta autista”. L’educatrice livornese ha fatto pure tardi al lavoro.

Dal canto suo l’azienda, dopo aver ascoltato il conducente, dà un’altra versione dei fatti: «Nessuna discriminazione - dicono - Il conducente ci ha detto che il mezzo era già partito, le due signore non erano alla fermata e per regolamento il mezzo non si può più fermare». E aggiungono: «L’autista non si è neppure reso conto di come fossero vestite le due donne».

Ma la verità della giovane livornese, con una laurea in tasca presa all’Università di Bologna, ha tutto un altro sapore. I fatti di quella mattina Tubino li riporta fedelmente nella nota inviata alla Ctt. Quel giorno casualmente indossava una gonna lunga a fiori molto simile a quella indossata dalla nomade che era vicino a lei. Entrambe stavano correndo verso l’autobus alla fermata di Montenero: sono le 12.06, la LamRossa parte alle 12.07. «Giunta sul marciapiede, a circa 10 metri dalla fermata, proprio di fronte al bus, ho accelerato il passo per raggiungere la porta e salire; mentre acceleravo mi sono accorta che dietro di me c’era una donna gitana, anche lei in procinto di prendere il bus; arrivate davanti alla porta anteriore del bus, l’autista ci ha guardate, ha chiuso la porta ed è partito», racconta. «Abbiamo attraversato la strada per raggiungere il bus dall’altra parte: in quel punto fa inversione e torna indietro, lo abbiamo avvicinato di nuovo alla fermata di fronte e lui, nuovamente, non si è fermato».

Tubino racconta come era vestita quella mattina: «Casualmente indossavo una gonna lunga a fiori molto simile a quella della nomade che era vicino a me e ritengo che l’autista, carico di pregiudizi, abbia creduto che entrambe fossimo “zingare”, magari senza biglietto, ed abbia deciso arbitrariamente di non farci salire su quel bus». Tubino non manca di sottolineare che «anche se io non ci fossi stata, l’altra donna comunque non sarebbe potuta salire sul bus».

L’educatrice ci tiene a precisare che non vuole attaccare la categoria di lavoratori della Ctt: «Sono solo singole persone che seguendo i pregiudizi, abusano del loro potere». Lei ci mette la faccia. «La vicenda oltre a crearmi sgomento nell’essermi sentita discriminata, mi ha creato anche disagi sul posto di lavoro, al quale sono giunta con 30 minuti di ritardo perché costretta ad aspettare il bus delle 12,37».

Con la lettera di reclamo Tubino spera che l’azienda individui il conducente: «Ci avrei voluto parlare: se non mi avesse chiuso le porte in faccia gli avrei chiesto a questo sessantenne il perché del suo comportamento, solo questo». E lancia un appello all’azienda: «Prendete provvedimenti adeguati, affinché azioni del genere non vengano più compiute, affinché la natura pubblica dei trasporti venga rispettata e onorata, affinché nessuno venga più discriminato».



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