Il Tirreno

Livorno

Otto mesi in carcere per violenza sessuale, ma era innocente

di Federico Lazzotti
Otto mesi in carcere per violenza sessuale, ma era innocente

L’uomo, 31 anni, era stato arrestato il primo luglio dello scorso anno dopo la denuncia della donna. I medici: «Lesioni compatibili con un rapporto consenziente»

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LIVORNO. Per oltre otto mesi è rimasto nel carcere di Prato, accusato di violenza sessuale e lesioni aggravate nei confronti di una donna che aveva ospitato nel centro di accoglienza dove era sistemato, a due passi da piazza della Repubblica. Giovedì 22 marzo, Lancine Culibaly, 31 anni, originario della Costa D’Avorio, è uscito dal tribunale di Livorno senza le manette con le quali era entrato poco dopo le nove: assolto per non aver commesso il fatto. A scagionarlo, almeno per adesso (la procura potrà fare appello: il pm aveva chiesto la condanna a sei anni e sei mesi), le testimonianze suppletive richieste dal giudice per l’udienza preliminare Antonio Del Forno e alcune ammissioni della stessa parte offesa emerse durante il processo in abbreviato.

È confrontando queste nuove deposizioni con la denuncia della donna che sono emerse diverse incongruenze.
Secondo il racconto della vittima, infatti, la notte tra il 30 giugno e il primo luglio dello scorso anno, i due si sarebbero incontrati in un bar sul viale Carducci, a poche decine di metri dalla stazione. Successivamente la donna, 50 anni, aveva accettato l’invito ad andare, insieme, a casa. A questo punto le due versione diventano diametralmente opposte. Alla polizia, infatti, la cinquantenne ha spiegato che nel cuore della notte sarebbe stata violentata all’interno di un ripostiglio, ma solo all’alba sarebbe riuscita a fuggire. Proprio la guardia giurata alla quale la donna ha chiesto aiuto in piazza della Repubblica, è stato il primo a smentire, in buona parte, la sua versione. «Non mi ha detto di essere stata violentata, ma di essere stata rapinata di venti euro».

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In udienza è stata poi trattata, dai medici che hanno visitato la cinquantenne, la questione delle tracce della violenza sessuale denunciata. «Secondo queste testimonianze – spiega l’avvocato Massimo Gambacciani che difendeva l’imputato – sono compatibili con un rapporto consenziente per una donna di quella età». È stata poi la stessa parte offesa, ad ammettere di essere stata ricoverata in ospedale per problemi psicologici. È in questo quadro e in attesa che il giudici depositi le motivazioni che è plausibile pensare che il racconto della vittima possa essere lontano da quello che è realmente accaduto. Vero è che nonostante l’assoluzione restano alcuni dubbi, soprattutto riguardo alle lesioni che la donna presentava sul braccio e altre alcune escoriazioni che sono state medicate in ospedale la mattina del primo luglio e che hanno portato a un referto con una prognosi di ventotto giorni.

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