Il Tirreno

Livorno

Piccoli geni 4.0 crescono È il nuovo Rinascimento

di Samuele Bartolini
Piccoli geni 4.0 crescono È il nuovo Rinascimento

Paolo Dario e Piero Neri premiano gli studenti livornesi in gambissima  all’iniziativa regionale promossa dal gruppo toscano dei Cavalieri del lavoro  

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FIRENZE. «Grazie per averci invitati. Siamo contenti di essere qui». Poche parole gentili, frasi smozzicate dall’emozione: sarà l’impaccio del parlare a 18 anni a microfono acceso, sarà il panciotto nero che sta un po’stretto ma Saverio Aiello, della quarta B dell’Itis di Livorno, mette tenerezza. Col viso puntato per terra sembra quasi chiedere scusa eppure lui e i suoi compagni di classe hanno vinto il premio “Zero Robotics” per un programma adattabile ai robot della stazione aerospaziale in orbita intorno alla Terra.

Non capita tutti i giorni di stare in mezzo a tanti geniacci. All’auditorium della Camera di Commercio di Firenze ce ne sono del mondo accademico, ce ne sono dell’imprenditoria. Tanto per citarne un paio: c’è il professor Paolo Dario, un livornese col pallino del “Leonardo da Vinci 4.0”, preso in “prestito” dai pisani in veste di coordinatore del dottorato in biorobotica al Sant’Anna; c’è anche l’imprenditore labronico Piero Neri, presidente del gruppo toscano dei Cavalieri del Lavoro e capitano d’industria insieme al fratello Tito dell’ultracentenaria Neri Group che opera nelle attività di salvataggio, rimorchio navale, difesa ambientale e terminalismo portuale.

L’occasione è per menti illuminate, non c’è dubbio: gli studenti in gambissima delle scuole di mezza Toscana in platea; scienziati, imprenditori e filosofi sul palco a parlare. «Vogliamo contribuire alla formazione di giovani in grado di raggiungere posizioni di responsabilità nel mondo del lavoro, grazie a un’esperienza culturale e umana che sia ricca di contenuti, curiosità e senso critico», spiega Piero Neri a margine del convegno. E il Collegio universitario Lamaro Pozzani di Roma, con gli studenti in giacca e cravatta, è proprio lì per quello. Fiuta in platea qualche diplomando toscano (vengono anche dall’Emilia) con una media da 8/10 nei primi quattro anni delle superiori o 100 su 100 alla maturità da portare a Roma. Ma è l’occasione anche per il Premio Alfieri del Lavoro. Destinato ai 25 migliori studenti d’Italia, non più di uno per provincia, che abbiano terminato le superiori col massimo dei voti. L’attestato d’onore ai vincitori del Premio verrà consegnato al Quirinale direttamente dal presidente della Repubblica Mattarella nella giornata del 2 giugno.

Ma le cerimonie ufficiali vanno riempite di contenuto. E l’abbinamento robotica e intelligenza artificiale all’auditorium è servito in un piatto d’argento. Paolo Dario apre scenari da mozzafiato: «La quarta rivoluzione industriale è in pieno svolgimento. L’esplosione di innovazione è notevole. Sembra di vivere nella Firenze del Rinascimento che gettava il cuore oltre l’ostacolo. Faceva la base della cupola del Duomo, ma non sapeva come fare la cupola. Ci pensò poi il Brunelleschi».

Oggi le cattedrali della tecnologia ci entrano in casa e la puliscono al posto nostro, tagliano il giardino mentre noi siamo fuori, accendono le luci che vogliamo noi. Il prof. Dario lo dice così: «E non è solo l’aspirapolvere Roomba, felicità di tutte le casalinghe. Ma è anche Ambrogio, il tagliaerbe della Zucchetti di Terranuova Bracciolini che va a ricaricarsi da solo e poi riparte. O è il cablaggio senza fili iBeacon, che accende le luci “on demand”».

Ma questa esplosione di innovazione che problemi pone all’etica e alla politica? «Nel film “Io, robot” – dice Dario – Will Smith se la prende con il robot che ha salvato lui invece di un bambino», dice il “padre della biorobotica”. Ma siamo ancora alla fantascienza. Semmai è lo zampino della tecnologia nel campo della politica che si palesa all’improvviso. «Si potrebbe dire che per i giganti dell’hi-tech, vendere dentrifrici o acquistare voti elettorali sia la stessa cosa», dice il filosofo Sebastiano Maffettone, coordinatore del comitato scientifico del Collegio Pozzani.

E manco a dirlo è il giorno dello scandalo Cambridge Analytica. La Borsa di Wall Street tira giù di cinque punti percentuali Facebook. L’inchiesta del Guardian e del New York Times accusa la società Cambridge Analytica di aver violato cinquantuno milioni di profili Facebook di elettori americani quando era al servizio della campagna di Donald Trump per la Casa Bianca, e i dati sono stati usati per influenzare la decisione sul voto. Tecnologia digitale, sì, ma da far tremare i polsi alla democrazia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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