Il Tirreno

Livorno

Molestie a una bambina, va in carcere a 77 anni

di Gianni Tacchi
Molestie a una bambina, va in carcere a 77 anni

Sentenza definitiva, il livornese deve scontare la pena di 1 anno e 6 mesi. I primi episodi nel 2008: foto, appostamenti a scuola e frasi sentimentali

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LIVORNO. Le foto sull’autobus, gli appostamenti all’uscita da scuola e sotto casa, i gelati offerti e rifiutati, i pedinamenti in ogni angolo della città. E poi le frasi sentimentali: «Sono cinque anni che ti corteggio», «Sono innamorato di te», «A me mi garbi». Molestie, stalking ma soprattutto violenze psichiche, alla luce dell’età della vittima, una bambina perseguitata da quando aveva solo 8 anni e finita dentro un incubo che purtroppo si porterà dietro per sempre. Oggi, a dieci anni di distanza dai primi episodi ricostruiti dalla squadra mobile e a sei dalla condanna in primo grado, è arrivata la sentenza definitiva nei confronti dello stalker, un livornese di 77 anni: Mario Fulvio Cioffi, origini napoletane e residente a Livorno, deve scontare un anno e sei mesi per stalking ed è stato portato in carcere. L’uomo, che all’epoca delle prime molestie raccontate dalla bambina aveva 65 anni, era già stato condannato - nel dicembre del 2012 - a tre mesi di reclusione per molestie e a pagare 10mila euro come risarcimento alla piccola, visti i riflessi di questa situazione a livello psicologico. «Gli atteggiamenti dell’imputato hanno causato nella minore uno stato di choc post-traumatico da stress», spiegò il pubblico ministero Luca Masini.

Il Tirreno aveva già seguito questa terribile storia sei anni fa, parlando sia con la bambina che con lo stalker in seguito alla condanna in primo grado dell’uomo. Lo stalking, come confermano dalla questura, risale al periodo compreso tra il 2008 e il 2011, tra appostamenti e pedinamenti in varie zone della città, a partire dal quartiere dove entrambi vivevano. Le molestie avvenivano anche sotto gli occhi delle amiche della bambina, spesso nelle vicinanze della scuola elementare che lei frequentava, inoltre Cioffi raccontava ad altri minori che la piccola si faceva fotografare nuda da lui, episodi inventati e in realtà mai accaduti. «Lo trovavo dovunque - il racconto della bambina all’epoca - sul bus, in centro, fuori dalla porta di casa, all’entrata e all’uscita da scuola, perfino in pizzeria con le amiche. È stato un incubo per metà della mia vita. E le cose peggioravano di mese in mese, di anno in anno. La sentenza? Pensavo che fosse tutto finito, invece il giorno dopo era ad aspettarmi dopo un corso con la scuola». «Da quando il giudice mi ha imposto di non avvicinarmi più a quella ragazzina - le parole invece di Cioffi - sono sempre stato a distanza. Ormai ho paura anche a uscire di casa: lo faccio solo con mia moglie, anche perché la gente del quartiere mi insulta continuamente».

La sezione della squadra mobile che si occupa di stalking e dei reati contro la persona a danno dei minori, dopo aver raccolto la denuncia dei genitori dell’adolescente, all’epoca riuscì ad acquisire una serie di elementi probatori tali da convincere il pm a rinviare a giudizio lo stalker, facendo scattare anche i provvedimenti necessari per fermare le molestie. «L’uomo - evidenziano dalla questura - ha causato alla vittima un grave stato di ansia e paura, oltre a un timore fondato per la sua incolumità. L’adolescente era stata costretta a cambiare anche le sue abitudini, al punto da farsi accompagnare dai genitori e dagli amici in ogni spostamento». «Quando lo vedo - disse infatti la bambina - ho gli attacchi di panico». E queste conseguenze avevano già portato al risarcimento di sei anni fa.

Inizialmente, nei confronti di Cioffi, nell’estate del 2011 venne disposto l’obbligo di dimora nel Comune campano in cui risultava residente, misura poi sostituita con un provvedimento che gli vietava di avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla bambina e di salire sugli autobus utilizzati da lei. Poi la condanna in primo grado a un anno e sei mesi di reclusione, condanna confermata in Cassazione che ha portato il 77enne in carcere.

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