Il Tirreno

Livorno

La città festeggia 412 anni ma i livornesi non ci sono

di Roberto Riu
La città festeggia 412 anni ma i livornesi non ci sono

Cerimonia in tono minore in un duomo mezzo vuoto, all’esterno nessun evento e i figuranti provenienti dal resto della Toscana quest’anno sono rimasti a casa

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LIVORNO. Quattrocentododici anni fa, il 19 marzo 1606, nel giorno di San Giuseppe, con una solenne cerimonia in Fortezza Vecchia nella chiesa intitolata a San Francesco, il granduca Ferdinando I de' Medici proclamava l'elevazione di Livorno a città ponendo una stola di velluto color amaranto, il cosidetto “capperuccio”, sulla spalla sinistra di Bernadetto Borromei divenuto così il primo gonfaloniere togato livornese, in pratica il primo sindaco di Livorno. Quella importante cerimonia è stata nuovamente rivissuta (con un giorno di anticipo) ieri mattina al termine della messa in duomo durante una manifestazione che è stata per lo più ignorata dai livornesi, a partire dal sindaco Nogarin e dal vescovo Giusti, entrambi assenti.

La cerimonia religiosa è stata celebrata da monsignor Donato Mollica, rettore della cattedrale, dinanzi ai figuranti dell'associazione culturale “La Livornina”, promotrice dell'iniziativa, con gli abiti dell'epoca. L'amministrazione comunale era rappresentata dall'assessore Francesco Belais che nel suo breve intervento, dopo avere ricevuto a sua volta il “capperuccio” dalle mani del gonfaloniere Borromei (impersonato da Roberto Pedini) ha sottolineato il tema dell'accoglienza e della multiculturalità che costituiscono sin dalla sua origine la cifra caratteristica della nostra città: «Credo che dovremo sempre ricordarci questi messaggi di accoglienza, della grandezza di questa città che con le Leggi Livornine ha saputo accogliere tutte le tradizioni e tutte le culture - ha detto Belais -. Soprattutto in questo periodo storico in cui c'è molta paura e diffidenza nei confronti di chi in qualche modo è straniero, diverso dal nostro modo di essere».

Forse per il cattivo tempo, forse per le scarse finanze, come ha accennato anche monsignor Mollica, si è trattato comunque di un evento in tono assai minore rispetto al passato, privo di manifestazioni collaterali, di sfilate in corteo e della presenza di altri gruppi di rievocazione storica provenienti dal resto della Toscana che in altre occasioni, insieme ai tanti figuranti dell'associazione La Livornina, avevano dato spettacolo in vari luoghi della nostra città con la loro destrezza ed il loro splendido abbigliamento dell'epoca.
 

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