Il Tirreno

Livorno

Arrestato dopo le botte all’ex fidanzata: "Ho fatto un casino"

di Federico Lazzotti
Arrestato dopo le botte all’ex fidanzata: "Ho fatto un casino"

Livorno, l'aggressione nella notte di domenica 18 marzo a Montenero, in carcere un livornese di 43 anni. La vittima in ospedale con diverse costole rotte e una prognosi di 25 giorni

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LIVORNO. Si è presentato in questura poco prima delle 6 di domenica 18 marzo. Al piantone ha detto solo quattro parole: «Ho fatto un casino». Poi il silenzio. Si chiama Edoardo Bronchi, 43 anni, professione autista. Da oltre un’ora i carabinieri lo stavano cercando. Intorno alle quattro e mezzo, infatti, al centralino del 112 era arrivata la telefonata di una donna in lacrime – spaventata e dolorante – che aveva raccontato come l’ex fidanzato, poco prima, avesse buttato giù la porta dell’appartamento dove vive con la mamma, nella zona di Montenero, dopodiché aveva danneggiato seriamente l’interno della casa in preda alla follia, prima di picchiare anche lei e fuggire.

A far scoppiare l’ira del quarantatreenne – hanno scoperto successivamente gli investigatori – la fine della storia tra i due. «Ci siamo lasciati pochi mesi fa», ha confermato la vittima prima di essere ricoverata al pronto soccorso dove le è stata diagnosticata la frattura di alcune costole con una prognosi di 25 giorni. Così da quando è finita la relazione – è la ricostruzione degli inquirenti coordinati dalla pubblico ministero Fiorenza Marrara – nei confronti della donna, 48 anni, sono cominciate molestie quotidiane che accomunano tutte le storie di stalking: telefonate, messaggi, appostamenti, richieste pressanti di incontri per discutere, chiarire.

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Segnali che però la vittima non avrebbe colto in tutta la loro gravità. «Non risultano denunce nei confronti dell’uomo», spiegano dal comando provinciale dei carabinieri che con colleghi della stazione di Montenero stanno effettuando gli accertamenti. Invece intorno alle 4 dell’altra notte l’uomo si è presentato davanti all’ingresso dell’abitazione (non scriviamo l’indirizzo esatto per tutelare la vittima ndr) e per prima cosa ha iniziato a gridare. Poi quando ha capito che la ex non gli avrebbe aperto la porta l’ha buttata giù prima di sfogare la rabbia su ciò che incontrava sulla propria strada. Fossero stati oggetti o, com’è accaduto, il corpo della donna.

I militari hanno impiegato ore per completare il sopralluogo all’interno dell’appartamento dov’è avvenuta l’aggressione ed effettuare tutte le foto che testimoniano i danneggiamenti compiuti. Inoltre – sempre domenica – i carabinieri hanno riascoltato la vittima in una lunga deposizione che adesso finirà agli atti dell’indagine. Al termine degli accertamenti, e d’accordo con la Procura, i carabinieri hanno arrestato il quarantatreenne e lo hanno trasferito in carcere. L’accusa nei suoi confronti è quella di atti persecutori, lesioni personali, violazione di domicilio, e danneggiamento.

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Dal 13 febbraio – giorno del delitto di Francesca Citi, uccisa dall’ex marito nello studio dentistico dove lavorava, ad oggi, sono almeno cinque – con questo – gli episodi di violenze nei confronti delle donne nei quali è intervenuta l’autorità giudiziaria nel tentativo di evitare che le situazioni potessero ulteriormente degenerare. Tre i provvedimenti del giudice che ha disposto il divieto di avvicinamento alla ex. Mentre in un’altra occasione, il quadro investigativo era talmente grave che il tribunale ha deciso per gli arresti domiciliari. Non è stato invece disposto, in nessun caso, l’uso del braccialetto elettronico anti-stalker, che non può essere utilizzato quando l’accusa è di stalking o quando c’è un divieto di avvicinamento in corso.

Il Tirreno, oltre un anno fa, ha lanciato una campagna online per sbloccare l’utilizzo di questi dispositivi, collegati con le centrali operative delle forze dell’ordine e fondamentali per cercare di salvare centinaia di donne maltrattate.

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