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Accoltellato in centro «Un regolamento di conti tra bande»
Livorno, il giudice ha convalidato gli arresti dei tre aggressori che restano in carcere. Uno ha parlato raccontando il movente
LIVORNO. Il centro di Livorno teatro di una vendetta, un regolamento di conti tra bande rivali di stranieri. È quello che emerge dall’inchiesta della squadra mobile coordinata dalla pubblico ministero Fiorenza Marrara che sta cercando di ricostruire l’aggressione a coltellate avvenuta mercoledì scorso tra via del Pantalone e via degli Avvalorati, conclusa con l’arresto di tre persone e il ricovero in ospedale di un giovane di 22 anni di origini tunisine medicato in ospedale con ottanta punti di sutura. La conferma a ciò che la Procura aveva ipotizzato all’indomani dell’aggressione, alcune dichiarazioni che uno degli arrestati ha rilasciato durante l’udienza di convalida andata in scena sabato mattina davanti al giudice.
Secondo questa testimonianza – finita agli atti – l’agguato sarebbe la risposta dei tre a uno sgarbo che la vittima avrebbe commesso, non è chiaro se ai danni di uno di loro, oppure di altri appartenenti alla banda. Adesso l’obiettivo degli investigatori è quello di capire il perché di questo scontro. Anche se l’ipotesi che sta prendendo piede è quella che alla base ci sia una questione di soldi. Troppe, fin dall’inizio, le incongruenze rispetto all’ipotesi che si fosse trattato di una rapina casuale. La vittima, infatti, forse per paura, aveva raccontato di essere stato avvicinato con la scusa di una sigaretta e di non aver mai visto prima quelle persone.
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Successivamente però, gli aggressori hanno bloccato il ventiduenne, lo hanno colpito con diverse coltellate all’inguine, sulla schiena e sopra all’occhio destro. E quando quest’ultimo è riuscito a liberarsi, rimanendo praticamente in mutande dopo aver perso il giaccone e i pantaloni, hanno continuato ad inseguirlo. Proprio questo particolare aveva insospettito gli investigatori fin da subito. E con il passare delle ore il sospetto è diventato una certezza. Ecco perché, nei prossimi giorni, anche all’indomani delle dichiarazioni degli arrestati, la Procura è pronta a chiedere l’incidente probatorio per fare chiarezza su quanto è avvenuto.
Nel frattempo Hazim Amal, 28 anni, tunisino, Khalid Jarmouni, 24 marocchino, e Hakim Abdehadi, 21, anche lui marocchino, resteranno in carcere. A deciderlo il giudice al termine dell’udienza di convalida. L’ultimo episodio di violenza in centro, per di più avvenuto in un orario – le 19,30 – inusuale per vicende simili, ha avuto anche degli strascichi polemici e preoccupanti. In particolare per le minacce recapitate, tramite Facebook, il giorno l’aggressione a Loris Rispoli, presidente dell’associazione dei parenti delle vittime del Moby Prince. «Ma i cazzi tuoi – si legge nel messaggio – non ti riesce farteli bestia, non te l’ha mai date nessuno le mani nel muso, sei vicino».
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