Gioco
Imprenditori nei guai, «Nascondono l’ufficio per aggirare il Fisco»
Livorno, oltre un milione di debiti per l’azienda portuale Seatrag: «Falso in bilancio per evitare il pignoramento dell’immobile»
LIVORNO. Non pagando l’Iva e le imposte sui redditi, avevano accumulato debiti con il Fisco per oltre un milione di euro. E per evitare il sequestro e il pignoramento di un mega ufficio da parte dell’Erario, avevano simulato la cessione dello stesso fondo - che, secondo l’accusa, è in realtà rimasto ancora di loro proprietà - non inserendolo nel bilancio della loro società.
È quanto ricostruito nelle ultime settimane dagli investigatori del nucleo di polizia economico-finanziaria delle Fiamme gialle, che hanno analizzato le dinamiche aziendali dell’impresa dal 2000 a oggi. Nei guai Franco Ercoli e Italo Tempesti, imprenditori livornesi che gestiscono la Seatrag autostrade del mare, società del settore portuale e specializzata da anni nel servizio di sbarco e imbarco sulle navi ro-ro: i due, difesi dall’avvocata Laura Formichini, sono indagati per i reati di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte e falso in bilancio. E intanto, dopo il decreto del giudice per le indagini preliminari Fabrizio Nicoletti e la richiesta del pubblico ministero Massimo Mannucci, è scattato il sequestro preventivo dell’ufficio, che si trova in via Piave e ha un valore di mercato di oltre 300mila euro.
Ercoli e Tempesti, in base alle indagini della Guardia di finanza, «erano consapevoli di non riuscire a corrispondere quanto dovuto all’amministrazione finanziaria, così hanno architettato una serie di atti fraudolenti finalizzati a rendere inefficace la procedura di riscossione coattiva dell’Erario». E qui il riferimento è al falso in bilancio. «Dopo aver messo in liquidazione la società - continuano dal comando provinciale delle Fiamme gialle - hanno falsificato il bilancio omettendo di indicare, tra gli immobili di proprietà, il fondo a uso ufficio del valore di oltre 300mila euro. Inoltre i due imprenditori hanno ceduto i restanti beni aziendali a un’altra società, senza far risultare alcun corrispettivo a titolo di affitto o vendita». A questo punto, una volta depositato il bilancio che indicava «falsamente» un attivo pari a zero, hanno cancellato la società dal registro delle imprese, «con l’obiettivo di far perdere le loro tracce e di eludere così i tentativi di riscossione da parte dell’Erario».
Il fondo di via Piave, in pieno centro, è stato sequestrato perché la Seatrag lo avrebbe “nascosto” per evitare il pignoramento, che sarebbe sicuramente scattato per saldare almeno parzialmente il debito tributario. «Ricostruendo l’attività dell’azienda negli ultimi diciotto anni - aggiungono dalla Finanza - è emersa la volontà dei due imprenditori di far sparire i beni sui quali il Fisco avrebbe potuto rivalersi. L’operazione testimonia ancora una volta l’incisività del nostro lavoro, sempre ai fini di salvaguardare il tessuto economico livornese e di contrastare illeciti del genere».
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