Il Tirreno

Livorno

Il voto degli under 25 a Livorno: in testa c’è il M5s, la Lega sorpassa il Pd

di Mauro Zucchelli
Il voto degli under 25 a Livorno: in testa c’è il M5s, la Lega sorpassa il Pd

Livorno, i “dem” sotto il 12% (ma nel 2013 non andavano oltre il 9%). Exploit della sinistra radicale: un baby elettore su quattro

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LIVORNO. Lo dicono i numeri che saltano fuori dalle urne: dovremo smetterla di rimproverare i nostri ragazzi e le nostre ragazze perché se ne infischiano della politica (o, tutt’al più, giustificarli se se ne fregano perché la colpa, si sa, è della casta). Al voto di domenica 4 marzo l’astensionismo ha fatto dietrofront: ma a farlo è stato soprattutto quello dei più giovani. Hanno votato più gli elettori fra i 18 e i 25 anni che i loro genitori o i loro nonni. In concreto: con 6.804 votanti su 8.415 iscritti alle liste elettorali gli under 25 hanno sfiorato una affluenza dell’81% mentre al Senato, dove per votare occorre avere 25 anni, non si è arrivati a quota 76%. Se poi guardiamo solo ai ragazzi, la percentuale di votanti va ancora più in alto: a due dita dall’83% (contro il quasi 79% delle coetanee).

QUASI L’EN PLEIN. Beninteso, non è una novità dell’ultimo round. Alle elezioni politiche di cinque anni fa andarono alle urne 86 elettori su cento nella fascia 18-25 anni (contro un dato che al Senato, per gli over 25, era a malapena al di sopra del 77%). Idem nel 2008: ragazzi e ragazze che votano solo con la scheda rosa per Montecitorio hanno fatto registrare un’affluenza dell’89,2%, quasi otto punti in più rispetto a mamme e babbi o nonni. Quasi l’en plein nelle urne del 2006: quella primavera andò a votare poco meno del 96% dei giovani fra i 18 e i 25 anni (l’affluenza al Senato invece si fermò all’87%). Figurarsi che la differenza era arrivata fin quasi a toccare i dieci punti: è accaduto nel voto per il Parlamento nel 2001: 94,8%fra gli elettori più giovani,85,3% fra quelli che hanno più di 25 anni. Sì, pesa sulle percentuali il fatto che l’elettorato più anziano può avere qualche acciacco che rende difficoltoso raggiungere il seggio, ma la “fotografia”è chiara: non è per niente vero che gli under 25 girano al largo dalle urne e pensano solo a mandarsi bischerate via whatsapp o a postare scempiaggini su instagram...

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Ma le sorprese non si fermano qui. Anzi, si moltiplicano se i riflettori vanno a scoprire quali sono gli orientamenti che emergono in questa fascia di elettori più giovani. Come? Le schede sulle quali hanno fatto la croce gli under 25 non hanno ovviamente un colore diverso, l’unica cosa possibile è provare ad andare un po’ a spanne: ad esempio, di fronte a un sistema elettorale (Rosatellum) che non premia per niente le figure singole, si può ipotizzare che gli elettori abbiano votato lo stesso partito nell’una e nell’altra urna. Dunque, sottraendo dal totale dei voti della Camera quelli ottenuti al Senato immaginiamo di avere almeno un orientamento di quale simbolo può aver sbarrato con la matita chi ha fra 18 e 25 anni e può contare solo sulla scheda rosa.

IL M5S METTE LA FRECCIA. Il sorpasso dei Cinque Stelle qui è avvenuto, eccome. Quella differenza stima che in quel segmento di età quasi un elettore su tre (31,5%) ha votato il M5s. Altro che testa a testa con il Pd per la conquista del ruolo di primo partito in città: lo sprint il Partito democratico fra i diciottenni-venticinquenni lo fa semmai con Potere al Popolo per non farsi ricacciare addirittura giù dal podio, al quarto posto. Insomma, i “dem” finiscono al terzo posto con un elettorato giovanile stimabile attorno al 12%, cioè non molto più di un terzo della forza elettorale che il Pd ha ottenuto fra gli over 25 anche in questo round di crisi nera.

IL SORPASSO LEGHISTA. I “dem” sono stati sopravanzati dalla Lega (quasi al 13%): e tuttavia pure il Carroccio ha fra i ragazzi un risultato che comunque resta di due-tre punti inferiore a quello che ottiene al Senato. Dicevamo che l’exploit lo mette a segno la sinistra del Pd: in primis Potere al Popolo (che arriva a un niente dal Partito democratico: solo otto voti), ma anche Liberi e Uguali . Nel primo caso fra gli under 25 siamo al triplo della percentuale raccolta nell’elettorato meno giovane; nel secondo, praticamente al doppio. È un risultato straordinario se guardato in rapporto a quel che è avvenuto in altre città, ma guai a dimenticare che in anni non lontani Rifondazione comunista era il secondo partito a Livorno. Non è tutto: a sinistra del Pd fra i 18-25 enni nuota un elettore su quattro (11,6% con Potere al Popolo, 10% con Liberi e Uguali, 2,4% col Partito comunista, 0,3% con Sinistra Rivoluzionaria). Comunque già nel 2013 aveva racimolato il 23,3% con Rivoluzione Civile di Ingroia e i filo-Vendola di Sel.

M5S IN ARRETRAMENTO. Ma proprio ficcando il naso nelle urne del 2013 balza sotto gli occhi un altro tassello del puzzle. Brillante il risultato da noi attribuito ai Cinque Stelle quest’anno? Certo che sì: è di gran lunga il primo partito fra i giovani con il triplo di voti rispetto al secondo. Eppure non è granché a paragone del super-boom cha aveva fatto registrare cinque anni fa, quando poco meno della metà dell’elettorato giovanile aveva prestato ascolto alle sirene del Movimento di Beppe Grillo. Il Pd è andato male alle elezioni e malissimo fra gli under 25 nella nostra città. Però ha recuperato qualcosina rispetto al catastrofico 9% del 2013.

Non è stato sempre così, e non si deve tornare a Berlinguer. Basta tornare indietro al 2008: si può legittimamente stimare che quella volta più di 4mila ragazzi e ragazze fra i 18 e i 25 anni abbiano votato per il Partito democratico targato Veltroni praticamente al debutto. Quelle 4.178 schede rappresentavano più della metà di quella leva di elettorato giovanile (mentre Berlusconi, sotto le insegne del Pdl, avrà pur vinto le elezioni a livello nazionale ma qui a Livorno, nel segmento 18-25 anni, non era arrivato nemmeno a quota mille).

 

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