Gioco
Il pediatra Cicchiello: «Mi sono sentito un delinquente, ora sono felice»
Livorno, il medico arrestato tre anni e mezzo fa per corruzione è stato prosciolto: "Ringrazio mia moglie, quando sono tornato in libertà mi vergognavo, lei mi ha preso per mano. Il resto lo ha fatto la vicinanza dei livornesi"
LIVORNO. «Mi sono sentito un delinquente, sporco dentro anche se sapevo di non aver fatto nulla di grave, di essere innocente. Come ho passato questi tre anni e mezzo da indagato? Ogni sera prima di addormentarmi pensavo a mio padre. Mi dicevo: per fortuna che non c’è più, altrimenti questa storia lo avrebbe ucciso. E adesso? Finalmente sono felice».
Renato Cicchiello, 69 anni, professione pediatra, ripercorrendo la disavventura giudiziaria di cui è stato protagonista con altri colleghi, alla fine riesce perfino a sorriderne. Lunedì mattina, infatti, è stato prosciolto dall’accusa di corruzione nell’ambito della maxi inchiesta “medici low cost” della procura di Pisa e dei Nas su un presunto sistema di regali, e per lo più viaggi, da parte degli informatori scientifici affinché – era l’ipotesi – i medici consigliassero un prodotto invece di un altro. L’accusa di comparaggio, invece, era già decaduta prima della chiusura delle indagini.
Accanto a lui, nel giorno della rivincita pubblica, ci sono «i due angeli custodi», così li chiama, che dalla mattina del 14 novembre 2014, giorno dell’arresto, lo hanno rassicurato, ascoltato, difeso: gli avvocati Massimiliano Ferretti e Marco Guercio.
[[atex:gelocal:il-tirreno:pisa:cronaca:1.16586234:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/pisa/cronaca/2018/03/13/news/medici-assolti-e-prosciolti-dall-accusa-di-corruzione-1.16586234]]
Dottore, torniamo al giorno dell’arresto, che cosa ricorda di quei momenti?
«Alle 6 scesi in strada e davanti alla porta di casa mia c’erano due persone in borghese. Mi fermarono e mi chiesero se fossi il dottor Cicchiello. Mi dissero anche che non avevano suonato perché non avevano trovato il nome sul campanello e volevano parlarmi. Poi, quando salimmo, aggiunsero che sarei dovuto restare qualche giorno a casa. Furono gentili, ma non parlarono mai di arresti domiciliari. Infatti all’inizio non capii...».
Quando le furono chiare, invece, le accuse?
«A un certo punto mi chiesero se avessi mai ricevuto un condizionatore. Dissi di sì e aggiunsi che si trattava di un regalo e che lo avevo portato a casa perché nel frattempo quello dello studio era stato riparato. Poi mi portarono in studio, controllarono e trovarono alcuni vaccini fuori dal frigo».
È da quella scoperta che nacque anche un secondo filone di indagine?
«Sì, ma anche da quello sono stato prosciolto».
C’è qualcosa che l’ha colpita particolarmente di quei momenti?
«Sì, una cosa mi sconvolse. Quando andammo con i militari in ambulatorio, uno di loro mi disse: “Ora posso telefonare alla camionetta con gli agenti armati e dire che lei non si oppone?”. Risposi di sì. Ma quella frase non la posso dimenticare...».
Una prima vittoria arrivò una settimana dopo l’arresto, quando il Riesame accolse la richiesta di scarcerazione e lei è potuto tornare al lavoro...
«Era la prima volta che entravo in un tribunale. Portammo le dichiarazioni delle mamme dei miei pazienti che dicevano che non avevo mai consigliato di smettere con il latte materno per quello artificiale».
[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.10445238:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2014/12/06/news/cicchiello-racconta-la-sua-prigione-cosi-mi-sono-salvato-dalla-depressione-1.10445238]]
E dopo?
«Dopo è stata dura, perché non volevo più uscire di casa. Mi vergognavo. Ho anche pensato che se fossi stato più giovane questa inchiesta poteva rovinarmi per sempre. Per questo devo ringraziare Lidia, mia moglie: mi prese per mano e mi portò fuori. Il resto lo hanno fatto i livornesi che mi hanno sempre manifestato il loro affetto e la loro fiducia (è stato anche creato un gruppo su Facebook, ndr). Quando andavo in giro la gente mi abbracciava e mi diceva che era dalla mia parte».
Dottore, la Procura le contestava quattro imputazioni. Oltre al condizionatore si parla di viaggi pagati da informatori. Una pratica che nell’immaginario comune appare un’abitudine.
«Per dimostrare la mia innocenza ho fatto fare alla banca l’estratto conto di tre anni di pagamenti con la mia carta di credito. Dei viaggi pagati è stato accertato che non sapessi nemmeno della loro esistenza, mentre per quello che riguarda il condizionatore si trattava di un regalo. Nessuno mi ha chiesto niente in cambio e niente ho mai dato».
Invece per quello che riguarda i presunti consigli alle mamme di utilizzare latte artificiale?
«Questa accusa era anche più infamante e ha messo in discussione la mia intera carriera. Perché allattare al seno è in astratto la cosa migliore, poi va vista situazione per situazione quale può essere il prodotto che fa stare meglio il bambino a seconda, ad esempio, di intolleranze, digeribilità».
Torniamo a lunedì, era Pisa ad ascoltare la lettura della sentenza?
«No, al mattino sono andato in studio. Poi a casa, a pranzo. Verso le 13,30 mi ha chiamato Massimiliano (Ferretti, ndr) e mi ha detto che ero stato prosciolto. Se ho festeggiato? No perché in fondo in fondo me lo aspettavo. Ho solo abbracciato mia moglie e chiamato mia sorella per darle la bella notizia».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
