Gioco
Gran rimescolamento nel Pd, giù ma non nelle zone-bene
Livorno, l'analisi del voto: caporetto nelle periferie popolari, ecco come cambia l’identikit del centrosinistra
LIVORNO. No, non è vero che il Pd ha avuto un tracollo. Quantomeno, non dappertutto: nel seggio 118 (dove vota una parte degli abitanti della zona Montebello) sono in 178 a fare la croce sul simbolo Pd sulla scheda rosa della Camera, erano stati 110 quelli che avevano votato Pd al primo turno delle amministrative del 2014. Tradotto: il 61,8% di elettori in più. E non è l’unico caso: l’incremento dei voti targati Pd è stato attorno ai 47 punti percentuali al seggio 135 (urna di riferimento per una fetta delle famiglie di Banditella) e al seggio 104 (utilizzato da chi abita nella zona di via Redi).
Sia chiaro, non si tratta della differenza di percentuali fra un risultato e l’altro: stiamo parlando di voti reali. Il Pd vede crescere il numero di elettori in carne e ossa rispetto al voto-clou di quattro anni fa in 41 seggi su 172. E in 26 sezioni elettorali – cioè quasi una su sei – l’incremento risulta di almeno il 10%: nove nella zona di Fabbricotti, quattro nella fascia fra via Roma e San Jacopo con un po’ di Borgo più tre in Banditella e altrettanti a Montenero.
L’identikit di un partito d’opinione di massa che costruisce le proprie performance migliori nei quartieri residenziali: lontano cioè dalle periferie popolari – quelle storiche dell’area nord o quelle della nuova espansione urbana anni ’80-90 a est – che in passato erano stata la ragion d’essere della sinistra di governo nella nostra città, che si chiamasse Pci, Pds o cos’altro poi.
È uno spostamento delle radici in corso da più di dieci anni. E non è una questione di geografia: dice in quali strati sociali ha il proprio riferimento. Il Pd lascia sul terreno il 10%, cioè un elettore su tre. Ma in realtà quei 25.827 non sono solo 13mila in meno rispetto al 2013. Sono anche molto diversi: migliaia di voti in più per il Pd nelle zone residenziali (soprattutto Antignano e Montebello), ma migliaia e migliaia di schede in meno nelle periferie popolari.
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Sarà forse proprio questo il problema-chiave con cui lo stato maggiore dem dovrà fare i conti da qui al voto-rivincita sul Comune nella primavera del prossimo anno, ammesso che il congresso prossimo venturo sia qualcosa di più dell’immancabile regolamento di conti interno.
Già, perché se guardiamo all’altro capo del tabulato Excel scoviamo le realtà territoriali in cui invece più forte è stato l’arretramento del Pd. In 26 seggi l’esercito degli elettori Pd è aumentato numericamente più del 10%. Ma sono quattro volte tanto le sezioni elettorali (102) in cui, all’opposto, il numero delle schede con il voto sul simbolo dem è finito giù di oltre 10 punti percentuali. Non è tutto: in 33 seggi la diminuzione dell’ampiezza dell’elettorato Pd è stata fra i 20 e il 30%. E quasi in un seggio su sette (23 in tutto) il numero di quanti hanno votato Pd è crollato di oltre il 30%.
Guardiamo dove? La risposta è impietosa: salvo qualche eccezione che vale quanto una mosca bianca, ecco che il fronte del tracollo ha il volto delle periferie popolari. Chiamiamole per nome e cognome: al seggio 77 (al quale fanno riferimento elettori di Shangai e Corea) si è precipitato da 229 a 97 voti, al seggio 76 (riservato alle famiglie di Fiorentina, zona via Giordano Bruno e dintorni) si è ruzzolati da 158 a 82 voti, al seggio 71 (Shangai) giù da 205 a 107 e al seggio 72 (Shangai) in picchiata da 204 a 114, così come al seggio 68 (zona Fiorentina) si scende da 169 a 96 e al seggio 73 (Bastia) da 204 a 124.
L’elenco potrebbe continuare a lungo. Ma la mappa è questa: tre seggi-Caporetto sono a Shangai e tre fra Stazione e Colline, due in Corea e altrettanti a Fiorentina, alla Leccia, a San Marco e in zona Garibaldi, uno a Torretta così come alla Leccia. Ok, ma il voto del 2014 era di tipo amministrativo e la differenza fra quell’urna e quella delle europee lì accanto ci raccontano che è stata una situazione eccezionale.
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Eppure l’identikit resta lo stesso. Anzi, forse si appesantisce: solo in due seggi il numero di elettori concreti che hanno votato Pd domenica scorsa supera quello registrato alle elezioni politiche di cinque anni fa. Ma il ragionamento resta identico: non a caso il saldo positivo è rintracciabile solo al seggio 137 (più 9,1%) e al seggio 36 (più 5,2%) che abbiamo già “fotografato”. Stiamo parlando di elettori di Antignano nel primo caso e della fascia fra via Roma e villa Regina nell’altro.
Idem sul fronte della disfatta: il seggio 77 (Shangai-Corea) è in testa anche al raffronto negativo con il 2013. In cifre: se erano 257 le schede col voto Pd cinque anni fa, ora sono 97. Al seggio 71 (Shangai) giù da 245 a 107, al 169 (La Rosa) si passa da 263 voti a 115, e via enumerando. I seggi sono gli stessi che abbiamo indicato in precedenza. Ma con un doppia significativa novità nella geografia del patatrac Pd: nell’urna della Camera scendono da 224 a 100 le schede col voto dem al seggio 19, zona via Sproni, e da 217 a 104 quelle al seggio 26, zona Pontino San Marco. Due seggi-chiave nella mappa del consenso ai Cinque Stelle: qui era già cinque anni fa, nel voto del debutto come formazione politica, la roccaforte dell’elettorato pentastellato, un voto valido su tre in mano alla lista di Grillo.
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