Il Tirreno

Livorno

Addio Beppe Santeusanio, era il fondatore del circolo Ci.ca.sub

di Federico Lazzotti
Addio Beppe Santeusanio, era il fondatore del circolo Ci.ca.sub

Livorno,  era geometra giramondo e appassionato di archivi  «Scoprì migliaia di schede di deportati in Toscana, specie nelle isole»

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LIVORNO. La vita di Giuseppe “Beppe” Santeusanio è qualcosa che si avvicina molto a un romanzo d’avventura. È durata quasi un secolo e ha avuto tante passioni, sia sopra che sotto al livello del mare: ha visto da vicino i grandi del mondo e scavato nelle più grande tragedia della terra. In due parole amava la geometria e la storia, due argomenti in cui non puoi bluffare perché o si conoscono oppure non si capiscono.

“Beppino” se n’è andato a quasi 91 anni da presidente onorario del Ci.ca. sub, il Circolo subacqueo che vanta il medagliere di pescasub più alto di tutta Italia e dalla quale sono usciti campioni del mondo, europei e italiani.

«Quando con alcuni amici lo fondarono negli anni Cinquanta – racconta il nipote Matteo – il neoprene era ancora sconosciuto in quanto segreto militare e Beppino e gli altri andavano sott’acqua vestendosi con dei maglioni di lana e spalmandosi grasso di foca addosso e sulle orecchie».

L’ultimo tuffo di Santeusanio risale al 2008, aveva 81 anni e si immerse con le bombole in Mar Rosso, alla ricerca del Dugongo, un mammifero marino che appartiene alla famiglia dei sirenidi.

Oltre alla passione per il mare, l’isola di Capraia era diventato il suo rifugio, in novanta’anni, molti trascorsi al fianco della moglie Miriam scomparsa nel 2005, ha girato il mondo e vissuto in medio oriente.

Racconta in un bel ricordo di Santeusanio il giornalista e scrittore Pino Aprile. «Beppe aveva l’età dei patriarchi e il fisico ormai di un bambino: piccolo era sempre stato, ma si rimpiccioliva sempre di più. Terrone dell’interno (era nato a Calitri nell’avellinese ndr), la vita lo aveva portato a Livorno; e la sua passione per la storia, a rovistare negli archivi. Fu così – prosegue D’Aprile – che scoprì “prefetture” intoccate da 150 anni, al cui interno c’erano migliaia di schede di deportati meridionali in Toscana, specie nelle isole».

Nella sua vita avventurosa c’è anche un arresto. «Era in Iran – prosegue Matteo che dallo zio ha ereditato la passione per gli abissi – a costruire una centrale elettrica quando inizia la rivoluzione di Komeini e viene arrestato dai pasdaran in aeroporto, mentre cerca di tornare in Italia: pensavano fosse una spia americana. Rimpatriato, torna nuovamente in Iran pochi mesi dopo, a lavorare per il nuovo governo».

La sua passione più grande (forse alla pari con la subacquea) erano le ricerche storiche. «Era un’archivista e un ricercatore instancabile. È stato il primo in Italia ad aver scovato in un archivio semi abbandonato delle procure (mai aperte in 150 anni) risalenti al periodo dell’unità d’Italia dove si parlava del famoso “domicilio coatto”. Sono venute alla luce verità storiche di cui nessuno ha mai parlato sui famosi posti di “confino” dove venivano spediti gli abitanti del regno delle due sicilie. Inizia così una ricerca che andrà avanti per anni, per poter scrivere un libro che raccontasse la verità sulle nefandezze compiute da Garibaldi e dai Savoia».

Ormai ultra ottantenne, parte da solo e visita gli archivi di Firenze, Genova, Bastia, trova materiale inedito e insieme ad altri appassionati storici inizia a comporre il suo libro, che purtroppo non ha avuto il tempo di finire. È scomparso mercoledì 21 febbraio.

«Beppe – conclude Aprile – era angelico, lieve sulla terra. È tornato alla casa a lui più idonea, dove dei piccoli uomini si vede solo la grande anima».
 

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