Il Tirreno

Livorno

La crisi del commercio in via Grande: chiude anche Oviesse

di Giulio Corsi
La crisi del commercio in via Grande: chiude anche Oviesse

Il proprietario del fondo: «Se Conad non raddoppia arriva Aldi».  È la prima volta dall’apertura di 50 anni fa della Standa che le saracinesche vanno giù

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LIVORNO. Chiude la Oviesse di via Grande. Il 18 marzo le sette saracinesche affacciate sui portici si abbasseranno. Per la città che punta al turismo e vuol farsi bella agli occhi dei croceristi è un colpo basso, il peggior biglietto da visita, che arriva proprio all’inizio della stagione delle love boat. È la prima volta dopo 50 anni che si spengono le luci nei locali di via Grande 166-176 che per 4 decenni avevano visto campeggiare le insegne della Standa prima di diventare Oviesse.

«Nell’ottobre del 1968, il giorno dell’inaugurazione, eravamo in 136», ricordano con nostalgia alcuni ex lavoratori Standa su Facebook. Ora i dipendenti di Oviesse sono rimasti una decina, secondo Pieralba Fraddanni della Cgil. Sul loro destino il sindacato non si esprime, sperando ancora in una retromarcia dell’azienda, che invece non ci sarà. L’auspicio a questo punto è che il personale venga riassorbito nei due negozi Oviesse al parco di Levante e alle Fonti del Corallo.

Resta il buco, l’enorme cratere lasciato in via Grande: «È un danno immenso per noi e per la città: a chi la diamo ora una superficie di 2300 metri quadri?», sbotta Luca Fabrizio Sarreri, amministratore unico della Immobili Commerciali Spa, società milanese proprietaria del fondo, che acquistò dalle Generali i 5300 metri quadri totali sui due piani dell’ex Standa ai tempi dell’apertura del Billa. «Occhio, perché se vanno via altri marchi, la via Grande muore davvero». La decisione di Oviesse di lasciare il centro nasce probabilmente dalla sovraesposizione a Livorno, considerato che anche Upim è parte del gruppo.

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«Hanno chiesto una riduzione dell’80% del canone di affitto - racconta Sarreri -. Ci poteva stare un taglio del 10%, anche del 20%, ma l’80% è un chiaro segnale che se ne volevano andare. E così hanno fatto: nonostante il contratto in scadenza nel 2019, in modo aggressivo hanno deciso di recedere prima, il 18 marzo chiuderanno e il 12 aprile ci riconsegneranno le chiavi. D’altra parte - accusa - non hanno mai avuto il serio interesse a rilanciare il punto vendita, che infatti era ancora improntato sul format della vecchia Standa. Se non investi, non puoi dare la colpa al territorio che non risponde».

Resta aperta invece, al piano sotterraneo, la Conad: l’unico accesso per chi vorrà scendere a fare la spesa sarà quello da via Montegrappa. Anche la permanenza del supermercato però non è garantita. Lo dice senza usare perifrasi lo stesso Sarreri: «Nel 2019 scadrà il contratto di affitto: nei prossimi giorni incontreremo i vertici di Conad del Tirreno. Gli proporremo di ampliarsi e prendere tutto il negozio, sopra e sotto. Se non accetteranno o non troveremo una soluzione soddisfacente, gli daremo la disdetta e li sfratteremo. Di certo, a 250mila euro d’affitto all’anno per un negozio così profittevole, che fa 11 milioni di fatturato, non potremo lasciarli».

La tensione tra le parti è palpabile: «Purtroppo con Oviesse non abbiamo potuto trattare direttamente, perché il nostro contratto è con Conad - racconta Sarreri -. Il canone totale è di 680mila euro, dei quali 430mila erano in carico a Ovs. Ma la clausola prevedeva che se si fosse liberato il piano di sopra avrebbero potuto restituircelo in qualunque momento senza penali e il loro canone sarebbe andato a 250mila euro. Se ci fossimo venuti incontro avremmo trovato una soluzione, ora invece la strada per un accordo è in salita e potrei essere costretto a sfrattarli».

Chi prenderà il posto dell’Oviesse in via Grande? Sarreri ha diverse carte nelle mani. Tutte però riguardano il settore alimentari, che oggi si sovrapporrebbe con Conad. I tentativi di affittare soltanto il piano di sopra a operatori del “no food” per ora sono andati a vuoto. Da quando a Natale Oviesse ha dato la disdetta, c’è stato un lungo corteggiamento a Mediaworld e anche un tentativo con Zara, ma l’esito è stato negativo.
«Per prima cosa parleremo con Conad, perché hanno il diritto di essere i primi interpellati - dice l'amministratore del fondo -. Ma se non troveremo l’accordo, appena uscito dalla sede pistoiese di Conad del Tirreno chiamerò immediatamente Aldi (colosso tedesco con 5900 punti vendita nel mondo che sbarcherà nel 2018 in 45 città del nord Italia, ndr) che ci ha già fatto un’offerta vuoto per pieno, poi Penny che si è detta interessata e anche Esselunga, a cui potrebbe non dispiacere l’idea di aprire due negozi a Livorno. La mia priorità è affittare tutta la superficie. L’alternativa è dare il pian terreno ai cinesi: con tutto il rispetto per i commercianti cinesi non credo che farei un favore a via Grande. Oppure potrei andare in Comune, dargli le chiavi e vedere come lo gestiscono. Paghiamo 50mila euro di Imu, oltre alla Tari e alla Tasi, ma quando siamo andati a chiedere una dilazione, ce l’hanno proposta a 18 mesi chiedendoci una fidejussione. A Varese, dove abbiamo una serie di immobili simili, ce l’hanno data a 48 mesi senza fidejussione. È la differenza tra agevolare le imprese e ostacolarle».

 

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