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Il mondo globale? A Piombino - L'editoriale

Luigi Vicinanza
Il mondo globale? A Piombino - L'editoriale

Oggi in tutto l’Occidente le formazioni sovraniste e populiste sventolano bandiere nazionaliste illudendosi di un impossibile ritorno al passato

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Globalizzazione. Pronunci la parola e subito pensi a qualcosa che ti sfugge dalle mani. Corre lontano, sopra la tua testa. Quasi impalpabile. Per un beffardo intreccio di interessi e circostanze, la globalizzazione si sta manifestando con tutte le sue contraddizioni nella Piombino delle acciaierie in crisi e della desertificazione industriale.

È cronaca di queste ore, in pieno svolgimento, la trattativa tra l’algerino Rebrab e l’indiano Jindal per la cessione degli impianti. Con il ministro Calenda per il governo italiano che tiene i contatti con due giganti dell’imprenditoria e della finanza mondiali per i quali Piombino, in fin dei conti, è un punto sulla carta geografica in cui è più o meno conveniente fare business. Eccola rappresentata dunque la globalizzazione: un fenomeno dentro il quale le persone – i lavoratori, gli abitanti della città – sono relegate ai margini, a dispetto di quel che ha rappresentato Piombino nelle vicende geopolitiche del Novecento. Qui c’era (e c’è ancora) un’aristocrazia operaia che ha fatto grande l’industria italiana.

È stata azienda pubblica fino al 1993 per poi essere privatizzata; una gestione sfortunata con l’italianissimo Lucchini e sciagurata con l’inconcludente Rebrab. Piombino – come anche Taranto – è la conseguenza del fallimento delle politiche industriali dell’ultimo quarto di secolo. Quando anche la sinistra ha ceduto al pensiero unico neoliberista, la nuova ideologia che, cadute le ideologie del secolo scorso, ha preso con prepotenza il sopravvento. Oggi in tutto l’Occidente le formazioni sovraniste e populiste sventolano bandiere nazionaliste illudendosi di un impossibile ritorno al passato. I processi invece vanno governati e controllati, senza mai lasciar soli gli operai e le loro famiglie. C’è da augurarsi in tempi rapidi una soluzione positiva per la ripresa delle attività. È nell’interesse della nazione e della coesione sociale e democratica. Buona domenica.

 

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