Gioco
Comunità senegalese nel caos Diop: «Elezioni non ufficiali»
Un’associazione ha annunciato per domani votazioni per eleggere il nuovo capo Il leader ribatte: «C’è un iter democratico da rispettare, al vertice resto io»
LIVORNO. La comunità senegalese è una e vuole un nuovo leader. La comunità senegalese è una e non vuole un nuovo leader. Non c’è contraddizione, pare che vada davvero così. Cerchiamo di mettere in ordine i fatti: un’associazione, “La svolta della comunità senegalese”, ha annunciato elezioni programmate per domani per eleggere il nuovo capo della comunità. L’attuale capo, Mbaye Diop, è ormai a loro dire illegittimamente in sella, da due anni in carica seppure il suo mandato sia scaduto. E perciò altri due candidati si propongono.
Di tutt’altro avviso Diop, che ieri ha smentito con una nota questa ricostruzione. Si tratta, per lui, «di un piccolo gruppo autoreferenziale di ragazzi senegalesi che si sono autonominati e autoeletti promotori dell’iniziativa delle elezioni senza nessun mandato popolare della comunità, scartando le regole democratiche». Diop riconosce di essere a scadenza del mandato – che in realtà è scaduto due anni fa e non oggi – ma sostiene che bisogna passare per elezioni democratiche con un’assemblea generale, per poi passare per un comitato elettorale che fissi le regole. «Nessuno si può permettere di dire che questi passaggi democratici non ci saranno. E di stabilire le regole per conto suo senza confrontarsi con la comunità. Io combatterò fino all’ultimo per l’unità della comunità. E mi candiderò, ma nelle vere elezioni della comunità. Intanto ci sarà un’assemblea il 15 aprile».
Ma quante comunità ci sono a Livorno? C’è da intendersi sulle parole qui: “La svolta della comunità senegalese”, il gruppo “ribelle” per così dire, e “La comunità senegalese di Livorno e provincia”, che fa riferimento a Diop, sono entrambe associazioni private. In competizione per l’egemonia politica nella comunità. Dunque a chi faranno riferimento i senegalesi in provincia, quasi 2000 persone?
Non c’è un ente di diritto che rappresenti giuridicamente la comunità. E anzi c’è un bisticcio di parole: entrambe le associazioni usano la parola comunità. Lo spiega il console del Senegal Andrea Ermini: «L’ambasciata o il consolato fanno riferimento a tutti i cittadini stranieri, sono istituzioni. Le associazioni invece sono enti di natura privata, con dei soci. Pertanto il consolato non autorizza o nega delle elezioni. Abbiamo ascoltato le parti e ci siamo limitati a questo. Queste votazioni sono di carattere privato, non politiche. L’associazionismo fa bene alla comunità; i cittadini poi sono rappresentati dall’istituzione, che è un’altra cosa».
Diop ribadisce: «Sono io che parlo per la comunità fino a nuove elezioni, il console punta solo a dividerci». I suoi avversari dicono l’esatto opposto, che sia un presidente senza autorità, a fine ciclo. L’unica via d’uscita pare sarà la fredda legge dei numeri: chi avrà più partecipanti alle elezioni potrà dire di essere maggioritario nella comunità. E forse sarebbe il caso di cancellare quel “Comunità” dal nome delle associazioni per eliminare ambiguità. Per ora l’unica certezza è che si va verso due elezioni per eleggere il leader di una sola comunità. Si inizia domani con il voto de “La svolta della comunità senegalese” dalle 8 alle 18, nei locali dell’associazione Mensa popolare di via dei Mulini 27.
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