Il Tirreno

Livorno

contestazione pacifica, momenti di tensione solo con amadio 

Centro blindato, cori e striscioni «Fascista, la città non ti vuole»

di Gianni Tacchi
Centro blindato, cori e striscioni «Fascista, la città non ti vuole»

LIVORNO. Lei balla, canta e salta sulle note di Bella ciao, tirando fuori tutta la voce quando in lontananza s’intravede l’auto di Salvini. Lui chiude e alza il pugno mentre tiene d’occhio i figli,...

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LIVORNO. Lei balla, canta e salta sulle note di Bella ciao, tirando fuori tutta la voce quando in lontananza s’intravede l’auto di Salvini. Lui chiude e alza il pugno mentre tiene d’occhio i figli, uno sul passeggino e l’altro sempre vicino a mamma e babbo. È una delle tante famiglie livornesi che no, non ci stanno a restare in silenzio davanti al comizio del leader della Lega Nord, «un seminatore d’odio, un razzista, uno xenofobo». Con loro ci sono tanti, tantissimi ragazzi, ma anche persone sulla sessantina pronte a urlare contro Matteo Salvini e a contestare anche il vescovo Simone Giusti, visti i 350 euro incassati dalla parrocchia per un paio d’ore al centro diocesano. Poi i volti della sinistra e gli ultrà amaranto, i livornesi che si sentono colpiti nell’orgoglio e gli stranieri sempre nel mirino del carroccio. Alla fine è una contestazione pacifica, tra cori, striscioni e la voglia di sbattere l’antifascismo in faccia a chi punta il dito contro le minoranze.

Sono circa 250 i manifestanti per l’arrivo di Salvini nel cuore della nostra città, a poche decine di metri da dove - quasi tre anni fa - alzò il dito medio dopo aver schivato uova e pomodori. Stavolta nessuno riesce ad avvicinarsi al leader leghista, nessuno lancia oggetti o sputa, anche perché ci sono oltre 200 tra carabinieri, poliziotti, finanzieri e vigili. Il centro è blindato, blindatissimo. Il tratto di via delle Galere in cui si trova la sala diocesana è chiuso, ma è tutta la zona a essere interdetta. A controllare la situazione arriva anche il questore Orazio D’Anna, mentre i contestatori urlano al microfono che resteranno a presidiare il centro «finché Salvini non se ne andrà da una città fondata sui valori dell’antifascismo».

I manifestanti si ritrovano all’angolo tra via degli Avvalorati e via della Madonna, poi si spostano all’incrocio tra via delle Galere e via dell’Angiolo. Sui fossi attaccano due striscioni. Uno è chiaro, simile a quello già alzato per Giorgia Meloni: “Salvini fascista, Livorno non ti vuole”. L’altro è un pezzo della nostra storia: “Antifascisti dal 1591. Leggi livornine, qui nessuno è straniero. A Livorno il razzismo non passerà”. Musica e interventi al microfono accompagnano le due ore di attesa per l’arrivo di Salvini, poi il leader leghista entra in via della Madonna dalla parte di via Grande e il corteo si sposta verso via dell’Angiolo, dove c’è un altro sbarramento. Altri cori, altra rabbia da sprigionare. Ce n’è anche per Lorenzo Gasperini, il candidato leghista all’uninominale alla Camera. Il leader del carroccio esce dal centro diocesano dopo un’oretta, qualcuno lo vede in lontananza e i decibel dei cori si alzano, mentre lui sale in auto e si allontana passando sempre da via della Madonna. Sembra finita qui, ma alle spalle delle forze dell’ordine spunta Marcella Amadio, volto storico della destra livornese: sembra lì a provocare, un paio di manifestanti la notano e la tensione aumenta, poi l’ex candidata sindaco viene allontanata da carabinieri e poliziotti. Tutto mentre la chitarra di Roberto Luti, il fenomenale musicista livornese, continua a suonare. «This machine kills fascists», ricorda qualcuno.

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