Il Tirreno

Livorno

Gli atti della commissione in Procura

di Federico Lazzotti
Gli atti della commissione in Procura

L’annuncio del presidente Lai. Nella documentazione informazioni mai prese in considerazione della magistratura

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LIVORNO. La relazione finale e tutti gli atti raccolti in due anni di lavoro dalla commissione d’inchiesta parlamentare sulla tragedia del Moby Prince sono stati inviati alla Procura di Livorno e a quella di Roma. Ad annunciarlo il presidente della commissione Silvio Lai a un mese esatto dalla presentazione dei risultati che ha incrinato alcune delle certezze processuali che per 27 anni sono state messe in discussione dai familiari delle vittime.

A cominciare dall’assenza di nebbia considerata da sempre la causa dello scontro al largo del porto di Livorno tra il traghetto della Navarma e la petroliera Agip Abruzzo avvenuto poco dopo le 22 del 10 aprile 1991 e costata la vita a 140 persone. Passando per la vita a bordo della nave, «superiore a trenta minuti». Fino ai soccorsi «inadeguati» e a due inchieste penali definite «superficiali». Oltre a svelare accordi tra gli armatori e possibili depistaggi.

«Mercoledì sera – spiega Lai – uno dei servizi della trasmissione “Le Iene” era dedicato alla tragedia del traghetto Moby Prince. A tal riguardo voglio ricordare che per permettere una completa e rigorosa ricostruzione dei fatti abbiamo trasmesso alla Procura, per competenza, gli atti relativi al lavoro della Commissione. Peraltro la Procura di Livorno ha già aperto mesi fa un fascicolo».

Quello a cui si riferisce Lai è al momento un fascicolo iscritto per atti relativi. E dunque contro ignoti. Rispetto all’arrivo della documentazione in via Falcone e Borsellino, invece, il procuratore capo Ettore Squillace Greco preferisce non commentare.

«Non posso parlare di fascicoli aperti o meno – aveva spiegato a fine gennaio – Posso solo dire che se emergeranno fatti tali da far concretamente prospettare reati oggi ancora perseguibili (quelli colposi sono prescritti ndr) è nostro dovere procedere senza tentennamenti e senza condizionamenti. Non credo di poter dire altro: ho troppo rispetto per le vittime e per il dolore dei familiari, non voglio alimentare speranze che potrebbero essere deluse».

Difficile ipotizzare che cosa possa accadere adesso. «La volontà è quella di andare fino in fondo – replica Loris Rispoli, presidente dell’associazione #Iosono141 – non possiamo accettare che i reati siano prescritti, perché di fronte alle notizie che vengono dalla commissione c’è a nostro avviso un dolo. È una strage voluta dall’incompetenza, dalla volontà di risparmiare da parte dell’armatore e da tanti altri particolari». Gli fa eco Luchino Chessa, sempre per i familiari delle vittime. «Un concreto e sostanziale passo verso la verità. Adesso attendiamo fiduciosi che le Procure interessate – l’auspicio dell’associazione che se occupi in particolare la Procura di Roma – iniziano a lavorare riprendendo gli atti della commissione parlamentare e possano in breve tempo fare giustizia».

Negli atti della commissione sono ricompresi la relazione finale, in parte nuova e in parte mai stata all’attenzione della Magistratura. «Le sentenze di assoluzione – continua Lai – si sono basate su riscontri che a seguito del lavoro non possono essere confermati. La nebbia non c’era, la petroliera Agip Abruzzo era ancorata in zona di divieto, i tempi di sopravvivenza a bordo almeno per una parte dell’equipaggio e dei passeggeri del Moby furono superiori ai tempi stabiliti allora, le operazioni di soccorso furono svolte senza un adeguato coordinamento e furono di fatto assenti nei confronti del Moby Prince. Non possiamo escludere, inoltre, che ci sia stata una turbativa della navigazione del Moby Prince che l’ha portata all’impatto con la petroliera Agip Abruzzo. La Procura – insiste – ora è in grado di conoscere, con la trasmissione degli atti, anche nuovi elementi da valutare e approfondire: penso al tragitto dell’Agip Abruzzo prima di arrivare al porto di Livorno e il materiale trasportato, agli accordi assicurativi, avvenuti rapidamente durante le indagini e prima dei processi, tra gli armatori del Moby e l’Agip Abruzzo, ai bilanci delle società armatoriali precedenti e successivi al disastro».

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