Il Tirreno

Livorno

Cancelliera del Tribunale indagata per corruzione: «Mai preso soldi»

di Federico Lazzotti
Cancelliera del Tribunale indagata per corruzione: «Mai preso soldi»

Livorno, Paola Bartoli si è difesa dalle accuse davanti al giudice nell’udienza preliminare dell’inchiesta “Attila”. A metà maggio la sentenza in abbreviato

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LIVORNO . Fino al 2013, quando è stata trasferita, Paola Bartoli, 61 anni, lavorava all’ufficio del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Livorno. Ieri mattina la cancelliera ora in pensione, è tornato a palazzo di giustizia, passando proprio davanti alla stanza dove per anni ha prestato servizio. Ma stavolta lo ha fatto per difendersi dall’accusa di corruzione nell’ambito dell’inchiesta “Attila”, la presunta associazione per delinquere che avrebbe imperversato a Livorno tra il 2009 e il 2014.

Secondo l’accusa la dipendente pubblica, avrebbe passato informazioni riservate ad Andrea Calloni e Andrea Polinti in cambio di somme di denaro tra i cento e i duecento euro. Per quasi due ore la cancelliera, che attraverso il suo avvocato Luciano Picchi ha scelto la strada del rito abbreviato, è stata interrogata e ha risposto alle domande del giudice Antonio Del Forno e del pubblico ministero Massimo Mannucci. E davanti ai magistrati si è difesa dalle accuse ripetendo di non aver mai preso soldi da nessuno.

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A tirarla in ballo nella maxi indagine il pentito Omar Ricci, indagato a sua volta, che in uno dei suoi memoriali ha raccontato di come il clan disponesse di una fonte informativa all’ufficio gip di nome Paola che veniva retribuita con somme di denaro in cambio di informazioni riservate sui procedimenti penali. Gli investigatori, nei mesi successivi, sono certi di aver trovato riscontri rispetto alle accuse e anche il movente – debiti di gioco – che avrebbe spinto la donna ad acconsentire alle richieste di favori. La cancelliera di fatto si era già difesa dalle accuse nell’interrogatorio del 18 settembre 2014 quando davanti agli carabinieri aveva ammesso di conoscere sia Polinti che Calloni, di aver ricevuto richieste di informazioni riservate dal secondo, ma di non aver acconsentito e soprattutto – come ha ripetuto ieri – di non aver mai ricevuto somme di denaro. Adesso la parola passerà al giudice che ha fissato per metà maggio la data per la lettura della sentenza.

Nell’udienza di ieri sono state invece chiuse altre due posizioni. Livio Paci, 36 anni, accusato della forma meno grave di associazione per delinquere in qualità di autista di Polinti ha patteggiato un anno e quattro mesi di reclusione mentre è stata accordato la messa alla prova chiesta dal legale di Consuelo Frassinelli, 29, indagata per aver truffato la Banca del credito cooperativo di Castagneto Carducci per acquistare un immobile.

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