Il Tirreno

Livorno

Un marchio di qualità per il marmo di Carrara

di Alessandra Vivoli
Il forum “tutto esaurito” sul lapideo organizzato a Carrara da Il Tirreno
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Il forum “tutto esaurito” sul lapideo organizzato a Carrara da Il Tirreno

L’impegno degli imprenditori al forum organizzato dal Tirreno sul lapideo. Registrare il brand per tutelare la pietra da cui è nata La Pietà di Michelangelo

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CARRARA. Un marchio dop per il marmo di Carrara. Gli scarti della lavorazione di cava utilizzati per tamponare l’erosione. E, infine, il progetto di un maxi insediamento produttivo, quello dell’azienda Mapei, legato alla filiera dei detriti. Non si tratta dell’agenda dei sogni ma degli spunti emersi dal forum organizzato dal Tirreno sul settore lapideo.

Il marmo ha mostrato tutto il suo orgoglio (la sede scelta per l’evento non a casa era la sala campioni dell’Accademia di Belle Arti, con in bella mostra le pietre di tutto il mondo) ma anche progetti, sfide e nuove frontiere.

IL MARCHIO C’È MA NON SI VEDE

Un marchio per tutelare il marmo di Carrara. Una procedura in realtà già avviata – dalla Camera di Commercio con tanto di Consorzio ad hoc – ma che, fino a oggi, aveva lasciato freddine le aziende del settore che il valore aggiunto lo hanno sempre trovato in casa loro. Tanto che il marchio non è mai stato registrato. Oggi, con la concorrenza spietata sui mercati, non solo degli altri produttori ma anche delle ceramiche simil marmo (venature comprese), anche i big del lapideo devono fare i conti con la necessità una denominazione di origine controllata. Proprio come ha fatto il lardo di Colonnata. «Se la procedura è già avviata potrebbe essere la volta buona per portarla a termine»: questo l’impegno che, al forum in Accademia, è stato condiviso sia dal sindaco di Carrara Francesco De Pasquale che dal vicepresidente vicario di Confindustria Massa-Carrara Erich Lucchetti.

SCARTI DI CAVA

PER L’EROSIONE

Una nuova frontiera per l’utilizzo degli scarti della lavorazione di cava, quei detriti che finiscono nei ravaneti delle Apuane, dando l’immagine di un paesaggio innevato anche sotto il sole d’agosto. Dal monte al mare, l’equazione sembra molto semplice per le imprese apuane che si sono riunite nel Consorzo Marble Way: quegli stessi detriti potrebbero essere utilizzati per il ripascimento delle spiagge mangiate dall’erosione. In un circolo virtuoso che rappresenta, a livello produttivo, il Dna turistico della provincia apuana: le montagne e la costa.

MAPEI IN TERRA APUANA

L’idea sembra proprio essere una di quelle giuste. Il marmo è protagonista non nella sua accezione nobile (blocchi e lavorati) ma ancora una volta per quello che resta dall’estrazione al monte.

Il progetto – annunciato dal presidente del Consorzio Marble way, Giuseppe Baccioli, è l’insediamento di un grosso insediamento industriale (con ricadute importanti in termini di occupazioni) che arrivano ancora dagli scarti della lavorazione del marmo. Perché della pietra in terra carrarese non si butta via nulla. Il consorzio che convoglia e gestisce la produzione dei detriti ha contattato la Mapei, azienda leader mondiale nella produzione di adesivi, sigillanti e prodotti chimici per l’edilizia: non solo con alcune forniture, ma con un progetto molto più ambizioso, la creazione di uno stabilimento nella provincia di Massa-Carrara dando nuovo ossigeno (bonifiche permettendo) alla ex zona industriale. Lo ha già fatto la Kerakoll a Minucciano in Garfagnana (spiega Baccioli) che a Minucciano preleva detriti e polveri di marmo che finiscono – nello stabilimento di Sassuolo – in un super adesivo professionale per la posa di pavimenti e piastrelle. Carrara mostra i muscoli e alza l’asticella: l’idea è di portare uno stabilimento Mapei all’ombra delle Apuane, creando così non solo una nuova realtà produttiva ma, soprattutto, nuovi posti di lavoro.

LA PIETÀ DI MICHELANGELO

VIENE DA CARRARA

Detriti, marchio ma, soprattutto marmo. Quello stesso marmo che, a profusione ha accolto parterre e relatori del dibattito del Tirreno. L’immagine più suggestiva di questa giornata la tratteggia il sindaco di Carrara: «Il buco che fece Michelangelo nelle Apuane ha generato la Pietà, ha dato lustro al nome della nostra città in tutto il mondo. L’auspicio è che le ferite nelle nostre montagne valgano la pena. E che possano rappresentare ancora Carrara nel mondo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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