Il Tirreno

Livorno

Infermiera prigioniera per ore in una buca nella neve: «Ho pensato ai miei» - Audio

di Federico Lazzotti
A sinistra Cinzia Lorenzini e la buca dove era finita
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A sinistra Cinzia Lorenzini e la buca dove era finita

Abetone, l’infermiera livornese Cinzia Leonardi scivola: «Piedi puntati contro le radici di un albero per non sprofondare» 

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LIVORNO. Per quattro ore ha ripetuto a sé stessa che «doveva farcela», nonostante la nebbia che abbracciava la montagna nascondendo anche la speranza. Così per sopravvivere ha dovuto combattere con l’arrivo del buio, il silenzio, la solitudine e quei dieci gradi sotto lo zero capaci di gelare il sangue, le articolazioni, il respiro. E anche quando è caduta in mezzo alla neve, dentro ad una buca, non si è arresa. «Pensavo alla mia famiglia». E ha continuato a scavare dentro e intorno a sé, fino a quando non ha trovato la strada per liberarsi e la forza di tornare, a piedi, a valle. Sola ma viva.

IL RACCONTO. È così che Cinzia Leonardi, 54 anni, infermiera livornese che lavora nel reparto di cure Palliative, nonostante le mani ancora gonfie per un principio di congelamento e qualche dolore alle gambe, può raccontare il dramma vissuto tra le 16, 20 e le 20, 10 di lunedì sulle montagne dell’Abetone dove era arrivata il giorno precedente con il marito, il figlio e la figlia adolescenti e un’altra coppia di amici per una vacanza.

«Ho preso l’ultima ovovia poco dopo le quattro – ricorda – e mentre salivo, vedendo tutta quella nebbia, ho avuto un presentimento. Mi sono detta: “Quasi, quasi torno indietro”». Invece quando la porta dell’impianto si è aperta ha messo fuori gli sci e ha iniziato la discesa sulla Zeno 1. «Davanti a me – va avanti – c’era un gruppo di sciatori, una famiglia credo, e per precauzione mi sono messa alle loro spalle. Dopo qualche metro però li ho persi: andavano troppo forte rispetto a me e mi sono ritrovata sola. A quel punto mi sono messa sulla sinistra per avere una visuale migliore, ma sono scivolata e nonostante i tentativi non riuscivo più a risalire».

LA CADUTA. Il primo pensiero è stato quello di passare «attraverso il boschetto e scendere più rapidamente a valle». Invece mentre i familiari iniziavano a preoccuparsi perché non la vedevano tornare, Cinzia è rimasta incastrata nella neve con uno sci, se l’è tolto, ma è sprofondata, aprendo attorno a sé una buca poco distante da un ruscello. «Cercavo di tirarmi su, di uscire da quella conca. Sono rimasta la dentro per un paio d’ore, credo. E non potevo chiamare nessuno, perché non avevo il cellulare con me: lo avevo lasciato poiché era scarico». Quando la macchina dei soccorsi è partita e i gatti delle navi hanno iniziato a fare avanti e indietro sulle piste con le luci accese per individuarla, l’infermiera livornese scavava, puntando i piedi sulle radici di un albero per non sprofondare: troppo nascosta per sentire e vedere chi la stava cercando. «Ringrazio il cielo di essere una donna minuta – dice – di andare in bicicletta e fare spesso delle camminate. Insomma di essere abbastanza allenata. Altrimenti non so se ce l’avrei fatta. Mentre scavavo nelle neve ho dato fondo a tutte le forze che avevo, forse in quei momenti ti guida il senso di sopravvivenza. Solo così mi spiego quello che ho fatto».

LA SALVEZZA. Il risultato di tanta caparbietà è che alla fine Cinzia è riuscita a liberarsi e a salvarsi. «A quel punto ho iniziato a spostarmi sul margine sinistro per scendere a valle. Guardavo, mi riposavo, poi ricominciavo. E così ho trovato la pista e sono scesa fino a raggiungere l’ovovia che avevo preso quattro ore prima per salire». Il racconto dell’arrivo a valle riesce a farla sorridere. «Ho visto uno dei soccorritori vicino a uno moto, mi sono avvicinata e gli ho detto: “Mi accompagna all’ovovia, sono un po’ stanca. Allora lui mi ha chiesto: Sei Cinzia?”».

LA RIFLESSIONE. Il giorno dopo l’infermiera è rimasta a casa, all’Abetone, e oggi tornerà a Livorno. «Sto bene a parte qualche acciacco – ammette – ma dopo questa esperienza qualche riflessione l’ho fatta. La prima riguarda la sicurezza. Credo che andrebbero messe delle reti a protezioni delle piste per evitare che le persone vadano a finire giù come è successo a me e la settimana scorsa a un turista cinese». Un attimo di pausa poi prosegue: «Sì, tornerò a sciare nonostante quello che mi è successo. Ma vedendo soprattutto quanto erano spaventati mio marito e i miei figli non mi butterò nelle cose come ho fatto fino a ieri, userò più saggezza, forse sono invecchiata. Stavolta è andata bene e posso raccontarla...».
 

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