Gioco
Muore per l’amianto in porto, assolti gli ex datori di lavoro
Livorno, i vertici della Camera di Commercio erano accusati di omicidio colposo. Per la giudice il fatto non sussiste. Il difensore: «Nessuna responsabilità»
LIVORNO. Romano Fantoni è scomparso il 4 aprile del 2008 a causa di un mesotelioma pleurico dopo aver lavorato per anni in porto, come magazziniere della Camera di Commercio, movimentando sacchi che contenevano polveri di amianto all’interno della dogana. A distanza di dieci anni dal decesso dell’operaio il tribunale di Livorno ha assolto i due imputati, accusati di omicidio colposo, perché «il fatto non sussiste».
A processo erano finiti gli ex vertici della Camera di Commercio. In particolare Santi Semplici, 83 anni, in qualità di segretario generale dell’Ente tra il primo gennaio 1976 e il 14 settembre 1991 e il suo successore, Renzo Pratesi, 81, segretario generale tra il dicembre del 1993 e il 1998. Secondo l’accusa i due dirigenti avrebbero omesso di informare i lavoratori dei rischi a cui erano sottoposti dall’esposizione all’amianto e di non aver adottato provvedimenti che impedissero o riducessero, per quanto possibile, lo sviluppo e la diffusione nell’ambiente di lavoro di polveri di amianto.
Infine – secondo l’accusa – avrebbero consentito che le movimentazioni dei sacchi contenenti amianto avvenissero senza che il lavoratore esposto a specifici rischi di inalazioni pericolose di polveri sottili, quali l’amianto, avesse a disposizione idonee maschere respiratorie. Al termine dell’ultima udienza davanti alla giudice Tiziana Pasquali la pubblico ministero Antonella Tenerani e gli avvocati degli imputati Riccardo Lottini, Fausto Giunta e Daniele Guerri hanno chiesto l’assoluzione dei due imputati mentre il legale di parte civile, Stefano Salutini, una provvisionale nei confronti dei familiari dell’operaio di 200 mila euro.
È dalla memoria difensiva depositata nell’udienza del 7 dicembre scorso che è possibile capire come l’esito del processo sia figlio di un’indagine che fin dall’inizio ha mostrato delle lacune. «Appariva sin dall’inizio – scrive l’avvocato Lottini nel documento agli atti – già in base al materiale a disposizione del giudice per l’udienza preliminare, quanto fosse difficile attribuire la responsabilità ai due imputati». Dunque non un problema che attiene alle causa del decesso ma più probabilmente nell’individuazione dei possibili responsabili.
«La vittima – si legge ancora – ha lavorato in più aziende che impiegavano amianto nei propri processi produttivi, in epoca perfettamente compatibile con i tempi di latenza della patologia che si è poi manifestata nel 2008». In particolare Fantoni ha lavorato per Olma che operava nei cantieri navali dove si sono verificati cinquanta casi di mesotelioma, dal ’62 al ’67 aveva prestato servizio alla Pirelli, nello stabilimento di Livorno, dove verosimilmente erano presenti massicce quantità di asbesto, rinvenibili presumibilmente nei talchi impiegati per agevolare l’inserimento dei cavi elettrici nelle guaine e utilizzato per la coibentazione. La conclusione alla quale è arriva la giudice – ovviamente la sentenza potrebbe essere appellata – è stata quella, visti gli atti e in attesa che vengano depositate le motivazioni – che Fantoni possa essere stato esposto all’amianto anche durante l’attività per conto della Camera di Commercio, ma non solo. Inoltre se ciò è avvenuto risale a un’epoca antecedente alla nomina di Semplici e dunque «non si può sostenere un nesso causale certo tra le contestazioni nei confronti degli imputati e il decesso del l’operaio».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
