Gioco
Lo strano caso dell'agenzia del farmaco
Fosse successo in Italia, staremmo qui ad autocommiserarci per l’ennesimo intrallazzo e solerti pm avrebbero già aperto fascicoli. Ma è accaduto a Bruxelles e per questo, in un tempo che pare esaurirsi tra “La Vita in Diretta” e la campagna elettorale, se ne è parlato poco. Troppo poco. È invece un grande scandalo europeo. L’Italia è stata privata della sede dell’Ema, l’agenzia europea per il farmaco – un affare da 1 miliardo e 700mila euro - con modalità quantomeno sospette che hanno convinto l’Europarlamento a vederci più chiaro. E a pagare è anche la Toscana.
Fosse successo in Italia, staremmo qui ad autocommiserarci per l’ennesimo intrallazzo e solerti pm avrebbero già aperto fascicoli. Ma è accaduto a Bruxelles e per questo, in un tempo che pare esaurirsi tra “La Vita in Diretta” e la campagna elettorale, se ne è parlato poco. Troppo poco.
È invece un grande scandalo europeo. L’Italia è stata privata della sede dell’Ema, l’agenzia europea per il farmaco – un affare da 1 miliardo e 700mila euro - con modalità quantomeno sospette che hanno convinto l’Europarlamento a vederci più chiaro. Se poteva far sorridere il fatto che una scelta così rilevante fosse stata aggiudicata con un sorteggio, come è avvenuto, adesso c’è solo da arrabbiarsi e da combattere perché il torto venga riparato. Detta brutalmente: è come se un concorrente (l’Olanda) avesse disatteso il capitolato ma avesse comunque vinto l’appalto. E per giunta l’avesse vinto ai “bussolotti”, con un controverso sorteggio svolto in assenza delle minime garanzie di imparzialità e trasparenza.
L’Ema, sloggiata da Londra a causa della Brexit, deve trasferirsi entro novembre 2019. L’Italia aveva una sede pronta: Il Pirellone di Milano. L’Olanda no. E dunque ha proposto due sedi provvisorie – il Tripolis e l’Infinity Busines Center di Amsterdam – disponibili da marzo 2019 in attesa di quella definitiva – il Vivaldi Building - assicurata per novembre 2019. Solo dopo la decisione europea del 20 novembre scorso si è saputo che quelle due sedi sono inadeguate e ne è stata proposta una terza (lo Spark Building). Si è saputo pure che i lavori per la sede definitiva non sono ancora iniziati, e per rispettare i tempi si dovranno adottare tecnologie di costruzione diverse (prefabbricati) con un maggior costo annuo di 3 milioni e mezzo rispetto a quello contenuto nell’offerta, e senza parcheggi. Dunque vengono meno due delle condizioni (la sede e i costi) che hanno costituito la base sulla quale si sono espressi i Paesi membri. E una terza (i tempi) è considerata fortemente a rischio.
Ad infittire il “giallo” c’è poi il sorteggio, svolto con il rigore di una lotteria strapaesana, all’improvviso, cioè senza la canonica pausa di mezz’ora che era stata osservata nelle precedenti tornate. Con le delegazioni già uscite dalla sala e sciamanti nei corridoi, unici presenti furono i funzionari del servizio giuridico del Consiglio e della presidenza estone.
«Altre presunte irregolarità – scrive il Comune di Milano nel ricorso alla Corte Europea di Giustizia con cui ha chiesto di sospendere la procedura – vanno dall’assenza di controlli di garanzia fino all’uso dei bussolotti. Non sarebbe neppure stato redatto il verbale di rito». Ricorso che è stato affidato, come da prassi, al vicepresidente del tribunale. Beffardo destino, è un olandese: Marc van de Woude.
Ce n’è abbastanza per combattere ed esigere un verdetto equo, fondato su condizioni reali. E in questa battaglia la Regione Toscana deve stare al fianco di Comune di Milano e Regione Lombardia: la presenza di Ema al Pirellone (890 dipendenti, 567 meeting e 36mila visitatori all’anno) avrebbe significative ricadute anche sulle aziende farmaceutiche presenti nella nostra regione, terza per fatturato di settore dopo Lombardia e Lazio come abbiamo illustrato in un precedente numero di “Toscana Economia”.
Per stare vicino al centro decisore e autorizzativo, l’agenzia, arriverebbero in Italia anche i laboratori e parte della produzione dei grandi gruppi europei, con una crescita degli investimenti stimata nell’8 per cento.
Ecco perché dobbiamo attivarci affinchè il Parlamento Europeo (12 marzo in commissione e 14 marzo in plenaria) riveda la decisione.
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