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Furti a scuola, i genitori: «Più sicurezza o non manderemo i bambini in classe»
Livorno, protesta delle mamme fuori dalle Benci dopo il terzo colpo. «Alle istituzioni chiediamo una risposta entro due settimane»
LIVORNO. Una bambina tiene in mano un cartellone prima di entrare in classe: “Vogliamo una scuola più sicura”, leggono docenti e passanti. Accanto a lei c’è un altro bimbo che frequenta lo stesso istituto: è insieme alla mamma e mostra un’altra scritta di protesta, “meno tagli, più finanziamenti per la scuola”. «Servono provvedimenti urgenti», ripetono le famiglie mettendo tutto nero su bianco e alzando la voce dopo l’ennesimo furto, il terzo in poco più di due mesi. È il presidio di una ventina di mamme degli alunni della scuola elementare Benci, finita nel mirino dei malviventi prima e dopo Natale. È la rabbia di un gruppo di famiglie stanche, esasperate «per una serie di furti in cui non sono stati rubati soltanto oggetti di valore come i computer, ma anche gli astucci, le merendine e le scarpe da ginnastica dei nostri bimbi». E mentre loro manifestano all’esterno della scuola, i genitori di una classe decidono di non far entrare i figli sempre per protesta.
«Siamo qui per chiedere più sicurezza - aggiungono le mamme durante la protesta di ieri mattina in via Bernardina - conosciamo benissimo le difficoltà economiche di ogni istituto, ma siamo in un momento di grande emergenza e non possiamo attendere le tempistiche di un iter burocratico per avere un sistema antifurto adeguato o telecamere all’interno dell’edificio. Pertanto chiediamo alle istituzioni e al provveditorato di attivarsi per mettere la preside (Gianna Valente, ndr) nelle condizioni di garantire almeno una soluzione tampone, in attesa di qualcosa di definitivo per il futuro. Non possiamo andare avanti con un furto ogni quindici, venti giorni: la sicurezza dei nostri figli viene prima di tutto». Sì, la sicurezza, anche perché oltre ai furti ci sono stati atti vandalici, dagli armadietti rotti alle lavagne multimediali danneggiate. «E se i ladri avessero lasciato tracce di sangue o siringhe?», si chiedono alcune mamme, aggiungendo che «se non è possibile avere un allarme perimetrale, allora bisogna puntare sui controlli di notte da parte delle guardie giurate o delle forze dell’ordine».
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La maggior parte dei genitori è quindi vicina alla preside e chiede aiuto alle istituzioni, a partire dall’amministrazione comunale, per cercare di risolvere un fenomeno sempre più preoccupante. «Hanno ragione ad essere arrabbiati - dice Stella Sorgente, vicesindaca con delega all’istruzione e all’edilizia scolastica - io sono disponibile a incontrare le famiglie e a discutere insieme del problema. Ho parlato anche con il questore, che ringrazio per la sua disponibilità, per lavorare in modo sinergico: la soluzione, almeno per il momento, potrebbe essere quella di mettere tutte le cose di valore in una delle poche stanze della scuola con l’allarme, un sistema antifurto da collegare poi con le centrali operative delle forze dell’ordine. Nel bilancio abbiamo inserito diversi investimenti sulle scuole, ma i problemi sono molti e in questi casi dobbiamo fare i conti anche con i vandalismi». E l’apertura a un incontro con i genitori arriva anche dal provveditorato, «anche se - come sottolinea il vicedirigente dell’Ufficio scolastico provinciale Angelo Pagliaro - l’edificio non è di nostra priorità e quindi la sicurezza è di competenza della preside». «Se non avremo risposte entro due settimane - chiudono le mamme - coinvolgeremo ogni famiglia per non mandare più i bimbi a scuola».
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