Toscana
Quando bastava una briscolata per animare il rione
LIVORNO. È cambiato il quartiere. È cambiata la gente. È cambiata la mentalità. E così il circolo di Borgo Cappuccini ha iniziato a perdere la sua identità, la sua funzione sociale, il suo ruolo di...
LIVORNO. È cambiato il quartiere. È cambiata la gente. È cambiata la mentalità. E così il circolo di Borgo Cappuccini ha iniziato a perdere la sua identità, la sua funzione sociale, il suo ruolo di fulcro del rione. «Cinquant’anni fa ci bastava stare insieme, ritrovarci, giocare a carte, magari organizzare un torneo di calcio. Un circolo era questo, niente di più, ma bisogna capire che siamo in un’altra epoca e oggi è impossibile pensare a qualcosa del genere. Io sono cresciuto qui dentro: briscolate, cene sociali, iniziative per raccogliere fondi. Per me la chiusura è una ferita aperta, ma ormai il mondo è cambiato». E i debiti hanno fatto il resto, portando i vertici del partito della Rifondazione Comunista a vendere i locali.
Bruno Paoli, 84 anni, circa sessanta in quel circolo, ha vissuto il periodo d’oro e il declino dell’attività di Borgo Cappuccini, a pochi passi dall’incrocio con via degli Archi. Ricorda «quando si ballava nella sala del circolo durante le serate», ricorda «la solidarietà per chi aveva bisogno», ricorda anche «il debito da 20 milioni di lire saldato da alcuni soci negli anni ’70». «C’era tanta brava gente», ripete tra un fotogramma e l’altro. «Lo sa cos’è cambiato rispetto all’epoca? Lo spirito, la passione, il volontariato. Questa era la base dei circoli e questo manca alle nuove generazioni. Purtroppo attività del genere possono resistere soltanto in zone periferiche di una città, non in pieno centro o in un quartiere profondamente cambiato come Borgo Cappuccini».
Dalla briscola allo sport, il calcio in particolare. Prima di unirsi al vecchio Jemboree a inizio anni ’90, il circolo Arci Borgo aveva alcune squadre giovanili, in più organizzava tornei e manifestazioni. «Mi ricordo anche quando si dava una mano per il Torneo di Viareggio - aggiunge Paoli - il nostro era un circolo organizzato alla perfezione: sopra c’era la sezione del partito, sotto il bar come punto di riferimento di diverse attività. Eravamo anche vicini al Palio Marinaro e alle altre gare remiere della nostra città. Sì, era proprio un altro rione».
Ad affossare il circolo di Borgo Cappuccini, secondo Paoli, sono stati anche diversi cambiamenti interni. «Inizialmente erano alcuni soci volontari a coordinare tutto - evidenzia - poi c’è stato il passaggio alla gestione del bar e piano piano, senza dare colpe all’uno o all’altro privato, è andato tutto a rotoli. Debiti, caos, zero attività». E una crisi continua, fatta di pochi tesseramenti e poche iniziative. Alcuni soci vogliono comunque ripartire, aprendo magari in un fondo a poche centinaia di metri da quello che sta per chiudere, ma per il momento è solo un’ipotesi. Una speranza di chi, entrando oggi in quel bar, rivive gli anni d’oro del circolo, «quando bastava una briscolata per animare un quartiere». (g.t.)
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