Gioco
Sentivo il disagio dell’intelligenza
La tragica scomparsa di Mirko mi ha profondamente addolorato, come se ad andarsene fosse stato un mio congiunto. Il giorno del suo compleanno gli avevo inviato un affettuoso augurio, poi ho saputo...
La tragica scomparsa di Mirko mi ha profondamente addolorato, come se ad andarsene fosse stato un mio congiunto. Il giorno del suo compleanno gli avevo inviato un affettuoso augurio, poi ho saputo che era il giorno della sua scomparsa e ho temuto che qualche sconsiderato avversario politico avesse potuto fargli del male, lui così diretto nelle sue posizioni ideali e nel suo antifascismo. Sono tempi, questi, nei quali, come si vede nelle cronache, può accadere di tutto.
Il suo entusiastico ritorno da Macerata, aveva postato sul popolare social un ringraziamento ai pisani per averlo ospitato in pullman e una critica spiritosa ai livornesi, poi un sacco di fotografie di quell’evento antifascista, quasi una cronaca per immagini.
Chi avrebbe potuto pensare ad un gesto così definitivo, lui che perseguiva un ideale che dà ancora speranza al futuro? Lo avevo conosciuto quando fummo eletti in Consiglio comunale: lui per i Ds, quindi con il partito che guidava l’amministrazione cittadina, io, come indipendente di sinistra nelle liste di Rifondazione comunista, all’opposizione. Ci volle poco per iniziare le nostre chiacchierate. Su alcune importanti questioni, il Cantiere Navale e i bacini, il “lodo Fremura” da me definito “dolo”, le innumerevoli licenze edilizie concesse in ogni parte della città e la crisi delle fabbriche che lo colpiva dolorosamente, lui, operaio della Delphi e sindacalista.
Parlavamo e percepivo e, devo dire non solo in lui, il disagio di quella sua pronta intelligenza e del suo cuore, ma il suo essere comunista lo rendeva anche leale e manteneva nel suo cuore la speranza che anche il Comune, avrebbe difeso a spada tratta le fabbriche della componentistica auto, ormai le uniche a rimanere in questa città, un giorno tra le più industriali del paese e oggi, svenduta l’industria di stato, rimasta senza prospettive e con un alto tasso di disoccupazione.
Quando nacque il Pd, Mirko Carovano non aderì e si dimise dal consiglio comunale, quindi i nostri incontri si diradarono, ma qualche volta ci incontravamo e magari un abbraccio ci scappava con lo scoramento di una situazione che ci sembrava peggiorasse ogni giorno di più e non solo per la crisi economica pesantissima, ma per l’incapacità di realizzare, allo status quo del paese, una risposta di sinistra forte.
Dopo la notizia del suo ritrovamento sono andato sul suo diario e ho letto una frase che mi lascerà l’amaro in bocca fino a quando non me ne andrò. Una scritta in corsivo sul frontespizio: “Chi in vita sua fu tutto”, soltanto una piccola variazione iniziale, ma era parte della frase finale dell’epitaffio di Cirano di Bergerac: “che in vita sua fu tutto e non fu niente!”.
Otello Chelli
è stato consigliere comunale
di Rifondazione comunista
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
