Il Tirreno

Livorno

«Ci avremmo parlato di spaccio, sicurezza e chiusura dei market»

di Francesca Suggi

La maggior parte dei commercianti della zona condannano l’aggressione a Giorgia Meloni. «Era meglio l’indifferenza»

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LIVORNO. «Piazza Garibaldi è diventata una sorta di vetrina per tutti questi politici in campagna elettorale, poi finite le elezioni si spengono le luci su di noi, sulle nostre problematiche: perché non sono venuti prima? Qui da oltre un anno ormai abbiamo unito le forze tra residenti, commercianti, associazioni e Comune e abbiamo raggiunto grandi risultati. Da soli», ci tiene a ribadirlo Daniela Barli Carboncini, titolare della libreria di via Garibaldi e presidente del centro commerciale naturale Antico Borgo Reale. Quando parla di politici in quella che lei definisce una sorta di passerella elettorale - di chi ne ha parlato e di chi è andato in visita - in piazza Garibaldi si riferisce ad Andrea Romano, candidato del Pd alla Camera nel collegio uninominale di Livorno, alla ministra Pd Roberta Pinotti, al candidato della Lega Lorenzo Gasperini, a Nicola Fratoianni candidati di Liberi e Uguali e in ultimo, l’altro ieri, a Giorgia Meloni. L’accoglienza tra sputi e insulti dell’altro ieri alla leader di Fratelli d’Italia è diventato un caso nazionale: il suo tour elettorale è durato non più di mezz’ora. Non riesce a parlare né ad incontrare i commercianti. «Se fosse venuta a trovarmi in negozio - continua la presidente del Ccn - non avrei avuto problemi a parlarci e le avrei chiesto bello chiaro di far chiudere i minimarket h 24 che sono uno dei veri problemi di questa zona».

Le voci della piazza nel day-after rifiutano - e ripudiano - l’immagine di inciviltà che Livorno ha avuto a livello nazionale. «Sono gesti da condannare, Livorno non è questa - ribadisce Valter Biserni del negozio di calzature vicino alla libreria - Siamo in democrazia, ognuno deve poter dire la sua: cosa avrei fatto io? Avrei fatto venire la parlamentare e l’avrei accolta nell’indifferenza più totale con i pochi seguaci al suo seguito. Questa sarebbe stata la vera vittoria della nostra città che dice di non volere fascisti né fascismi». Anche Biserni un paio di cose le avrebbe volentieri chieste alla ex ministra per la Gioventù nel quarto governo Berlusconi: «Vorrei chiederle perché prima ha votato la legge Fornero e adesso in campagna elettorale chiede la revisione: ora fa tante promesse, ma quando era al governo che cosa ha fatto?».

E pure dal negozio di Stoffe e Tessuti al numero civico 25 di piazza Garibaldi c’è una richiesta precisa che i commercianti avrebbero fatto volentieri alla ex ministra. «Avremo chiesto più sicurezza, come riuscire a far tornare la piazza come era in passato», affermano con decisione mamma Angela Alpini e la figlia Eleonora Giorgi. «Sapete che per andare di sera da casa mia in via della Campana e casa di mia madre in via Mentana- rincara Giorgi - io prendo l’auto perché ho paura ad uscire da sola?». Mamma e figlia non mancano di sottolineare il senso di vergogna provato nel vedere sui Tg nazionali l’immagine di una Livorno «che non è quella reale. Noi ci siamo vergognate, è inammissibile non permettere a una persona di poter parlare. Ognuno ha il diritto di farlo, nel rispetto delle opinioni di tutti: qui non è una questione politica, ma di civiltà». E chiudono: «Ringrazio che sia venuto Il Tirreno e che ci permetta di esprimere pubblicamente il nostro sdegno».

Che ognuno debba avere, democraticamente, la possibilità di esprimersi lo ribadiscono anche dallo storico negozio Dei - di via del Pettine: «Invece di alimentare odio per gli immigrati e omofobia, la signora Meloni dovrebbe impegnarsi per creare lavoro, che è la vera piaga del nostro paese: questo le avrei detto - dice la sua Ambra Dei figlia del titolare Franco Dei- Questi politici vengono qui pensando di raccogliere voti senza conoscere minimamente la zona, come era, come è». Dalla sua baracchina in piazza dice la sua anche Valter Carlesi: «Io non ho certo le idee politiche della Meloni, ma tutti devono avere il diritto di esprimersi: ok i cori, ma l’eccesso che sfocia nell’aggressione va condannato. Io le avrei chiesto, invece di pensare a fomentare l’odio per gli immigrati, di concentrarsi sul problema degli spacciatori e fare una compagna politica contro questa piaga». Chiude Dana Popa, al timone di ben 3 baracchine della piazza: «Io ero qui l’altro ieri, ho visto una Giorgia Meloni provocatrice: condanno gli eccessi, mi chiedo perché lei come gli altri politici non siano venuti prima per rendersi utili, ma hanno aspettato le elezioni».

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