Lutto
Si aprono maxi crepe a Montenero lungo il rio Stringaio
I residenti: «Dopo la segnalazione del Tirreno è stato pulito anche questo tratto, ma ora cede un costone sull’argine»
LIVORNO. A vederlo così, dall’argine opposto, fa il suo (brutto) effetto: un costone di terra si è quasi staccato dal resto dell’argine e ha iniziato a scivolare lentamente verso il letto del fiume.
«E non è l’unico smottamento, seguendo il corso d’acqua verso valle se ne trovano anche altri», lanciano l’allarme alcuni residenti. Dove siamo? In via di Montenero, nella parte alta, sopra piazza delle Carrozze, all’altezza del civico 319.
Poco più di un mese fa, il 7 gennaio, Il Tirreno aveva raccolto l’appello dei proprietari di alcune case e terreni della zona che avevano segnalato piccoli crolli e voragini lungo il rio Stringaio e avevano chiesto agli enti preposti di liberare dai detriti l’alveo del rio.
Lo stesso rio – il botro Stringaio – che la notte tra il 9 e il 10 settembre scorso si è trasformato in un torrente, è uscito dal tombamento e ha fatto un mare di danni. Soprattutto in piazza delle Carrozze, dove la furia dell’acqua e del fango ha distrutto alcune storiche attività commerciali.
«Dopo l’articolo pubblicato dal Tirreno – premette Fabrizio Bufalini – il consorzio di bonifica è venuto a pulire anche questo tratto del corso d’acqua». Alcuni interventi, infatti, subito dopo l’alluvione erano già stati portati avanti nella parte più alta di Montenero.
«È stata fatta una bella pulizia», sottolinea il residente indicando la ruspa che si trova ancora di fronte alla sua proprietà e gli arbusti tagliati lungo l’alveo del corso d’acqua.
«Ma negli ultimi giorni – mostra con preoccupazione – si è smosso il terreno e si è formata questa grossa crepa, siamo preoccupati, abbiamo paura...».
Davanti a lui un costone lungo una decina di metri e largo almeno tre sta lentamente scivolando nel letto del rio. È già sprofondato di parecchio, fino a formare uno scalino naturale (come mostrano le foto in alto).
«Abbiamo richiamato il consorzio, gli addetti hanno fatto un sopralluogo con la protezione civile e hanno preso visione della situazione, ma per ora è rimasto tutto uguale».
«È inutile – chiosa il proprietario del terreno – fare i lavori giù, a valle, se poi a monte crolla tutto e si rischia che i detriti vadano a ostruire il fiume».
«Chiediamo di intervenire il prima possibile – conclude – per mettere in sicurezza anche questa parte dell’argine. Qui intorno non ci sono solo terreni, ma anche case».
Juna Goti
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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