Il Tirreno

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scuola e occupazione

A Livorno 250 maestri rischiano il posto

di Matteo Scardigli
A Livorno 250 maestri rischiano il posto

Livorno, in Comune mozione Pd-5 stelle per tutelare gli insegnanti fuori dalle graduatorie perché senza laurea in Scienze della Formazione

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LIVORNO. Con il clamoroso dietrofront del Consiglio di Stato dallo scorso 20 dicembre quasi 60 mila docenti delle scuole primarie e dell'infanzia di tutta Italia in possesso del diploma di istituto magistrale (riconosciuto ancora nel 2014 come titolo abilitante, ribaltando una sentenza del 1999) sono stati di fatto estromessi dalle graduatorie a scorrimento per entrare di ruolo, che nuovamente sono tornate accessibili solo a chi è in possesso di una laurea in Scienze della Formazione.

Negli ultimi due mesi e mezzo i docenti danneggiati dalla decisione si sono dunque aggregati spontaneamente in diverse province della Penisola, e sono poi confluiti in una manifestazione nazionale svoltasi a Roma lo scorso 8 gennaio con l'auspicio di veder ripristinato il proprio diritto (che lo stesso Consiglio aveva ribadito nel tempo con una decina di sentenze a favore) prima delle elezioni del 4 marzo prossimo.

«La Toscana è fra le regioni più attive sia come inserimenti che a livello di mobilitazione, ma è anche tra le più colpite.Nella sola provincia di Livorno siamo in 250 a rischiare il posto, e quasi un quarto di noi era riuscito a raggiungere il tempo indeterminato» spiega Patrizia Scocca, portavoce locale del movimento DMA (diplomati magistrali abilitati), che difende a spada tratta la propria categoria: «Molti di noi hanno altre lauree e master, e vent'anni di insegnamento alle spalle. Abbiamo costruito il nostro futuro, con mutuo e figli, su delle basi che negli ultimi tre anni ci erano state garantite e che poi sono state cancellate con un colpo di spugna».

La Regione ha raccolto la protesta rispondendo con una mozione congiunta Pd-5 Stelle per sollecitare una risoluzione politica, così come il Comune di Livorno che avrebbe dovuto approvare ieri in consiglio comunale un atto di sostegno, siglato all'unanimità da tutte le forze politiche, al termine della seduta che il presidente Esposito ha però aggiornato in anticipo (il documento è slittato all'ultimo punto della seduta odierna).

«La ministra Fedeli intanto ha chiesto lumi all'avvocatura dello Stato, ci auguriamo che arrivino delle indicazioni al più presto perché ormai lavoriamo alla giornata» continua Socca, che sottolinea un altro aspetto clamoroso della vicenda: «Nella decreto della Buona Scuola è contenuto un comma dove si prevede che raggiunti i 36 mesi di supplenze lunghe si deve andare a casa, il che tradotto in pratica può significare il blocco dei servizi per le molte scuole che si reggono proprio sul precariato».

E Anna Lisa Rabbeglietti lancia l'allarme: «Alle Micheli quasi un terzo del corpo docente, compreso il sostegno, è precario». Oltre al danno, infine, la beffa degli "intoccabili".

Quando nel 2014 è partita la raffica dei ricorsi il Consiglio di Stato ha scelto di accorpare le numerosissime richieste in maxi-blocchi da migliaia di persone, accogliendone la maggior parte con un giudizio cautelare e procedendo in ordine alfabetico per esprimere i giudizi di merito "blindando" così circa 3 mila persone salvo poi bloccare tutto.

«Chi è dentro è dentro e chi è fuori è fuori, ma intanto i pensionamenti proseguono a graduatorie esaurite» spiega Rabbeglietti, e Scocca conclude: «Senza il riconoscimento del titolo non possiamo sperare nella stabilizzazione, per la quale abbiamo investito molto anche in termini di aggiornamento e potenziamento. Se ci mandano via, visto il nostro grado di specializzazione in tanti casi molto elevato, per noi sarà pratiamente impossibile pensare a una riconversione».

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