Il Tirreno

Livorno

«Non ci fermiamo» La ministra arriva nella casa dei #141

di Juna Goti
«Non ci fermiamo» La ministra arriva nella casa dei #141

Il Pd porta Roberta Pinotti nel cuore del quartiere Garibaldi «Reati in calo ma dobbiamo rispondere al bisogno di sicurezza»

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LIVORNO. Arriva nel cuore di uno dei quartieri più delicati di Livorno: Garibaldi, pieno centro, tanti immigrati, la difficile prova della convivenza e della sicurezza. Ma arriva anche nei locali che sono diventati il simbolo della battaglia del Moby Prince. Dei familiari delle vittime del Moby Prince, che con Loris Rispoli hanno trovato una voce nel circolo #iosono141 in via Terrazzini. Dopo il lavoro della commissione parlamentare di inchiesta che ha riscritto una parte di quella maledetta notte di aprile del 1991, la ministra della difesa Roberta Pinotti ieri ha scelto questo circolo per parlare di sicurezza a un’iniziativa elettorale del Pd.

Proprio quando la ministra scende di macchina, un uomo a Pisa ha appena sparato in pieno centro. «Sono in contatto con il comandante generale dell’arma, so che il responsabile è stato individuato, sembra sia un pregiudicato che non ha compiuto questo gesto per motivi di razzismo, niente a che vedere con Macerata...», dice subito. Per poi sottolineare poco dopo, parlando di fascismo, ideologie, insicurezza e partiti che soffiano sul fuoco della paura (il nome che fa è quello di Salvini), che «non siamo vaccinati da tutti i rischi» e che un certo clima si rivede.

Intorno a lei i candidati al parlamento: il deputato Andrea Romano, la sottosegretaria Silvia Velo, il sindaco di Colle Lorenzo Bacci. Presenti anche il segretario di Livorno (Federico Bellandi) e l’ex di Piombino (Valerio Fabiani). Sulla porta campeggia quella scritta rossa: #iosono141. Da un po’ di tempo a questa parte sembra richiamare tutte le forze politiche, o quasi. Pochi giorni fa anche il segretario di Sì, Nicola Fratoianni (LeU), ha portato i fiori alla lapide in porto. Rispoli e Pinotti si stringono a lungo la mano. «Grazie per aver scelto ancora una volta questi locali che sono una memoria storica in questo quartiere popolare, con tante problematiche come lo spaccio e la rivendita di alcolici a tutte le ore nei minimarket, è un quartiere che chiede di essere visto», dice il presidente dell’associazione 140. Che torna sul lavoro della commissione parlamentare e rivolge un appello alla ministra: «Noi il nostro striscione non lo riponiamo, perché se dopo 27 anni sappiamo la verità, vogliamo anche giustizia. Quella del Moby non è stata una strage colposa, ma dolosa. Mi rivolgo ancora al Parlamento: continui questo lavoro importante. E la magistratura riapra l’inchiesta». Rispoli consegna alla ministra il libro della giornalista Elisabetta Arrighi. Lei raccoglie l’invito: «Il lavoro importante che è stato fatto non deve fermarsi. Lo dobbiamo a quello che è successo, a questo luogo».

Si guarda intorno Pinotti, genovese, candidata anche in Toscana, nel collegio 1. E per parlare di Garibaldi mette sul tavolo un parallelo con il suo quartiere, Sampierdarena: «Ha vissuto un’immigrazione fortissima, alcune parti sono cambiate, sono arrivate sale da gioco e minimarket. Cosa abbiamo fatto? Messo in moto investimenti sulla sicurezza ma anche progetti misti che guardano a quei comportamenti che non sono reati, ma creano invivibilità, come la vendita di alcolici tutta la notte».

«Questo – dice – è un luogo dove è importante dare il messaggio che lo Stato c’è, che ha consapevolezza dei problemi di sicurezza e che nonostante le statistiche ci dicano che il lavoro che stiamo facendo ha portato a una diminuzione dei reati, la percezione dei cittadini è ancora di un maggiore bisogno di sicurezza su cui dobbiamo lavorare». Cita i «7 miliardi che abbiamo investito sul comparto difesa e sicurezza» ma anche il bando per le periferie. Per arrivare a dire che «la nostra frontiera, sfida, è quella che state vivendo in questo quartiere». Facendo leva su quattro punti: «cultura», «recupero della vivibilità degli spazi urbani», «perseguire i reati», dare «certezza della pena».

Un lavoro da fare in tandem con la amministrazioni locali. Ma a quella M5S di Livorno tira una frecciata, tornando alla Rotonda di Ardenza non intitolata a Carlo Azeglio Ciampi: «Una scelta da stigmatizzare. Se c’è un presidente che ha segnato anche un importante ruolo nella ricostruzione tra Paese e forze armate è Ciampi. Un grande con la Costituzione scritta nel cuore, mi sembra incredibile...».

Ma nessuna parola arriva sul nuovo regolamento di polizia urbana del Comune che in questa zona potrebbe portare allo stop alla vendita di alcolici la notte e che in piena campagna elettorale, per volontà di tutti (opposizioni comprese), arriverà in consiglio solo dopo le elezioni.

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