Gioco
Condannato a 9 mesi per assenteismo Assolta la direttrice
L’uomo era accusato di aver usato il furgone municipale in orario di lavoro per sbrigare le sue faccende personali
ROSIGNANO. Lui è accusato di aver usato, durante l’orario di lavoro, il furgone di proprietà del Comune per sbrigare le sue faccende, dal pagamento di bollettini postali al cantiere per la propria piscina. Lei invece era sospettata di averlo coperto, se non agevolato. Lui è Riccardo Del Ghianda, 62 anni dipendente comunale, condannato dal tribunale a nove mesi per peculato. Lei è Edina Regoli, 61 anni direttrice del museo archeologico, assolta a formula piena da ogni accusa.
È questo il verdetto in primo grado del caso che nel 2011 ha investito il Comune di Rosignano Marittimo e i due protagonisti della vicenda. Tutto inizia con un blitz dei carabinieri in municipio e il sequestro di svariati documenti: gli investigatori sono convinti infatti che Del Ghianda abbia usato mezzi di proprietà comunale per conto proprio durante gli orari d’ufficio.
Parte proprio così l’inchiesta, dalle annotazioni dei carabinieri. Quella del 15 luglio 2011, ad esempio, secondo cui il dipendente, sebbene abbia timbrato il cartellino alle 7,43 ed lo abbia passato nuovamente all’uscita poco dopo le 18, già a metà mattinata era in una sua proprietà dove era in costruzione una piscina, a bordo del furgone del Comune insieme all’operaio che si occupava del suo cantiere.
Annotazioni in cui è rientrata anche Regoli, dato che il cartellino è stato timbrato in più occasioni proprio al museo. L’accusa era truffa ai danni dello Stato e peculato, con l’aggiunta per la direttrice di omessa denuncia nei confronti di Del Ghianda. «Non potevo sapere cosa facesse Riccardo», ha ripetuto lei in tutti questi anni. E lo ripete anche oggi. «L’ho sempre sostenuto, per me questa sentenza è la fine di un incubo», dice oggi Regoli, che per questa inchiesta è stata sospesa nel 2011 per quattro mesi dal suo incarico.
Provvedimento analogo è ricaduto anche su Del Ghianda, che a sua volta ha sempre ribadito la sua innocenza, sostenendo - attraverso i suoi avvocati - che sebbene fosse lontano dall’ufficio non mancava comunque ai suoi compiti da dipendente. Versione sostenuta anche durante il processo che si è appena chiuso in primo grado nel tribunale di Livorno, ma che non ha convinto il giudice Carlo Cardi, che giovedì ha emesso la sua sentenza: condannato a nove mesi il dirigente per peculato, assolta in formula piena la direttrice del museo archeologico. «Ora posso continuare con il mio lavoro fino alla pensione», dice soddisfatta Regoli, vedendo valere le proprie ragioni alla fine del procedimento.
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