Il Tirreno

Livorno

via di popogna

Strada di casa sott’acqua, famiglia passa la notte fuori

di Francesca Suggi
Strada di casa sott’acqua,  famiglia passa la notte fuori

Livorno, con la pioggia il torrente inonda il guado in cemento: dieci le persone isolate. «Dopo l’alluvione è la quarta volta che accade, mio marito è pure cardiopatico»

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LIVORNO. Intorno alle 23 torna casa, in via di Popogna al civico 487. Danny Sviato è insieme a sua moglie e ai due bambini di 3 e 9 anni. Stop. Non si passa. Il guado ricostruito dopo l’alluvione che lo aveva travolto e distrutto, è sott’acqua. Ancora una volta. La quarta - siamo ai primi di febbraio - dallo scorso 10 settembre. «Venerdì 2 febbraio siamo dovuti tornare indietro e chiedere ospitalità ai parenti: i miei bambini sono andati a dormire dai nonni materni e io e mia moglie da suo fratello», Danny Sviato ha 46 anni e fa l’agente immobiliare.

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Da 40 anni vive insieme alla sua famiglia, ai genitori e alla sorella con i suoi bambini in una delle abitazioni lungo via di Popogna che sono al di là del torrente che poi confluisce nel rio Ardenza. In totale sono una decina di persone che per l’ennesima volta, con la pioggia battente, restano isolate. Prigioniere del fiume «e di un guado ricostruito dopo l’alluvione che sotto ha dei tubi per far defluire l’acqua ma vengono intasati puntualmente da rami e vegetazione che scendono giù con la pioggia, Quindi l’acqua sale, il ponte viene inondato ed è impossibile passarci con le auto», continua il racconto mamma Ulla Bohm, originaria di Norimberga che, al contrario del figlio che ha dovuto passare la notte fuori, è rimasta a casa con il marito Bruno Sviato, la figlia Catherin e i nipotini senza possibilità di poter uscire. Niente spesa, niente appuntamento con gli amici. Se era un giorno “normale” e non un festivo, niente scuola per i bambini e niente lavoro per i grandi.

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Insomma grane. Disagi. Malcontento e rabbia per una situazione che, per fare un esempio concreto, si è normalizzata dopo 16 ore. Infatti alle 16 di sabato 3 febbraio il livello del fiume si è abbassato e i residenti sono potuti, chi uscire finalmente dalla propria abitazione, e chi tornare a casa. Nel caso di Danny Sviato.

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«Voglio sottolineare che questa situazione è nota alle istituzioni: se c’è un’emergenza qui i mezzi di soccorso con l’acqua che inonda il guado non passano - continua Ulla Bohm - Mio marito per esempio soffre di cuore, è cardiopatico. Se capita qualcosa come facciamo? Deve venire un elicottero per soccorrerci?».

In quella zona di via di Popogna ha una seconda casa anche Fabio Casini. «Per fortuna non ci abito e non ho l’esigenza di andare e tornare tutti i giorni da là - racconta - Ma il problema per quelle 4 famiglie che vivono dall’altra parte del guado è reale e va risolto. Basta che piova una giornata, oppure una notte intera che il torrente si ingrossa e puntualmente l’acqua inonda il guado che diventa impraticabile e pericoloso: se uno provasse a passare veramente metterebbe a rischio la vita».

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E ancora: «Il guado era stato portato via dalla piena del fiume durante l’alluvione, insieme al guado è andata distrutta anche la passerella pedonale che non hanno ricostruito e che invece serviva come alternativa in questi casi», continua.

In più la famiglia Sviato lamenta il fatto che il telefono fisso è ko da due mesi. «Inoltre qua da noi non arriva l’acquedotto: per l’acqua noi facciamo con il nostro pozzo ma l’estate va in secca e non abbiamo acqua. Anche questa questione va risolta, siamo cittadini come gli altri», chiudono.


 

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