Sicurezza
«Sarà stato un disguido, però...»
Il dg amaranto Pecini: «Noi facciamo calcio, ma siamo pronti a contribuire»
LIVORNO. «Quando si è prospettata l’ipotesi di una operazione globale che riguardasse anche il rimodernamento dell’Armando Picchi, il Livorno si è detto disponibile a parlarne e dare tutta la collaborazione possibile. Precisando sin da subito, che per fare certe cose, si fa una riunione congiunta con tutte le parti interessate. È la maniera migliore per non perdere tempo prezioso ed evitare fraintendimenti. So che lunedì in comune c’è stato un incontro, al quale non ha partecipato nè la società, nè Mirco Peiani. Di questa cosa, siamo venuti a conoscenza attraverso voci riportate da terze persone».
Parole di Nicola Pecini, direttore generale del Livorno Calcio che così approfitta per precisare circa il vis a vis che c’è stato martedì 6 febbraio fra lui, Maurizio Laudicino e Peiani.
«Non si è trattato assolutamente di una contro riunione, un momento cioè per escogitare un piano di guerra fra esclusi dal tavolo del giorno precedente. Con il patron di Uappala Hotel abbiamo parlato di mille cose che riguardano le sinergie fra il Livorno ed il suo gruppo. Peiani è un partner straordinario, allineatissimo con noi su molte tematiche e, sì, in completa sintonia anche per quanto riguarda un eventuale Armando Picchi dal trucco moderno. Di quella che viene chiamata una spiacevole incomprensione ne abbiamo parlato a margine, sottolineando il nostro dispiacere per non aver potuto assistere ed essere propositivi».
Ma è vero che un appuntamento col sindaco di recente è stato cancellato?
«Sì, circa dieci giorni fa dovevamo vederci col primo cittadino. Poi, per suoi impegni sopraggiunti, non se ne è fatto di nulla. Restavamo in attesa di aggiornamenti, salvo sapere che un incontro sul tema che riguarda anche lo stadio ma non solo lo stadio, c’è stato, ma senza di noi».
Conferma che il fondo rappresentato alla riunione di lunedì è il medesimo che in precedenza aveva contattato Peiani?
«Per quello che so, sì. Comunque voglio precisare che certamente si tratta di un incidente di percorso e alla prossima occasione saremo tutti presenti. Ed essere tutti insieme, è indispensabile per capire se perdiamo tempo inutilmente oppure se ci sono margini per poter sviluppare la cosa. Quello che è sicuro è che fra un anno e mezzo forse Nogarin non ci sarà più, forse fra qualche mese Peiani e i suoi investitori potranno rivolgere le proprie attenzioni ad altri progetti. Ma il sottoscritto, Aldo Spinelli e, soprattutto, il Livorno, restano. Non vogliamo entrare in alcuna strumentalizzazione politica. Noi facciamo calcio e stop. Comunque, se arrivassimo a fare questa riunione, sarei disposto a renderla pubblica con una diretta streaming. Così, tutti i cittadini potrebbero farsi una idea di quello che bolle in pentola».
Ci dica la verità. È ottimista oppure scettico?
«Mi occupo di calcio da 25 anni, la mia famiglia da 47. Ne ho viste di ogni. Mi reputo fiducioso, ma con cautela. A Firenze per 10 anni sono stati col plastico del nuovo stadio esposto in sede, ed ormai lo hanno tolto quasi per la vergogna. A Pisa, la vedo dura che realizzino qualcosa di più che di un semplice modellino buono per una scrivania. Mi auguro che a Livorno il trend sia diverso. Ne ha bisogno la società, ne hanno bisogno anche tutte le discipline interessate all’interno della Cittadella». (f.l.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
