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Nuovo stadio e cittadella dello sport, gli investitori in Comune: ecco chi sono
LIvorno, alla riunione non c’erano Livorno Calcio e Uappala
LIVORNO. «In agenda, secondo gli appuntamenti gestiti dall’ufficio gabinetto del Comune, era fissata solo la riunione programmata in data lunedì 5 febbraio. Sicuramente, il fatto che non fossero stati presenti il Livorno Calcio e Mirco Peiani, patron di Uappala Hotel, è da attribuirsi a un disguido del quale non saprei darmi una spiegazione e per il quale posso dirmi davvero dispiaciuto. Non mi risulta inoltre che il sindaco abbia rimandato un precedente incontro. Sull’argomento, potrebbe comunque essere più preciso lui».
Così, Andrea Morini, assessore allo sport, esordisce al primo quesito che gli viene posto. Cioè, come mai, al tavolo organizzato dell’amministrazione all’inizio di questa settimana, fosse presente solo chi rappresentava il fondo interessato al progetto di realizzazione della Cittadella dello Sport. Per essere più chiari, coloro i quali avrebbero manifestato un interesse a intervenire nel restyling degli impianti sportivi della zona, e che rispondono al PalaMacchia, PalaCosmelli, Palascherma, campo scuola (con costruzione di una tribuna coperta, conditio sine qua non per poter organizzare gare di atletica a livello nazionale pur di livello giovanile come da regolamento Fidal), ippodromo e stadio. Una operazione che non riguarda solo i lavori più o meno strutturali sugli impianti, ma che interessa anche l’urbanizzazione e una nuova viabilità dell’intera area interessata. Una operazione certamente complessa, onerosa per chi investe certo, ma che deve essere pure valutata attentamente da chi deve darle il via. Cioè il consiglio comunale.
Assessore, può rivelarci i temi dell’incontro?
«Si tratta di un soggetto che opera a livello mondiale, che raccoglie fondi di investimento e che annovera diversi gruppi bancari importanti. Il soggetto è quello individuato da tempo dallo stesso Mirco Peiani. Si è trattato di un tavolo di cortesia, che ha contribuito a comprendere alcune cose. Mi preme puntualizzare che erano presenti i responsabili degli uffici comunali del patrimonio, del commercio, della mobilità, dell’urbanistica. Servono comunque ulteriori dettagli che non è stato possibile avere sul momento».
Per esempio?
«Per esempio, circa l’eventuale capienza dell’Armando Picchi rimodernato. Si parla di almeno 16.500 posti, il minimo che richiederebbe la società amaranto per avere l’omologazione per la serie A, ma serve il nero su bianco. Quello che è certo è che saremo sicuramente inflessibili su determinate questioni».
Faccia un esempio.
«No assoluto a qualsiasi richiesta sul fronte residenziale, no assoluto su richieste eventuali che riguardino il settore alberghiero. L’unica volumetria sulla quale si può lavorare, è quella che interessa lo stadio. In sostanza, non è che aspettiamo uno che viene e ci propone un prodotto già confezionato, modello prendere o lasciare. Qui, si deve agire in maniera diversa».
Ma insomma, quale iter si prevede?
«Senza ombra di dubbio, la cosa sarà portata in consiglio comunale, al quale spetta il compito di decidere. È da questa sede istituzionale che arriveranno le indicazioni che daranno la traccia sulla quale, chi manifesta intenzione di investire a Livorno, potrà lavorare senza problemi e andare eventualmente dritto al compimento del progetto. Che, bene ricordarlo, necessita di un bando. Chi partecipa e vince, acquisisce il diritto a fare l’intera opera».
Sarà dunque il consiglio comunale a decidere, anche e soprattutto dopo aver ascoltato il parere dei tecnici per mettere i paletti ed evitare inutili quanto indesiderate eventuali speculazioni edilizie. Ma per dare regole certe a eventuali investitori, forse non c’era bisogno di attendere il giorno che essi si fossero manifestati. Determinate cose potevano essere anche fatte prima. Mettendole alla voce programmazione.
Forse gli investitori stessi, che ora si sono palesati, avrebbero già capito se l’operazione è di loro interesse (cioè ci guadagnano oppure no, inutile nascondersi dietro a un dito...) oppure decidere di andare altrove. Del resto l’Italia è piena di impianti sportivi da ristrutturare o di aree sulle quali edificarli ex novo. E quella degli stadi è una questione calda praticamente in ogni città.
Come vi siete lasciati? Ci sarà un altro incontro a breve?
«Ci siamo salutati con tutte le cordialità del caso, sicuri certamente di ritrovarci. Ma non credo sia una cosa che si farà nei prossimi giorni».
Dopo le elezioni politiche?
«Credo manchi soprattutto proprio il tempo materiale per mettere d’accordo le necessità ed impegni pregressi di tutte quante le parti in causa. E qui mi riferisco anche al Livorno Calcio e Mirco Peiani. Quindi, se dovessi personalmente fare una previsione, sì. Dopo il 4 marzo e senza fare dietrologie».
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