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Tragedia dello Scolmatore, il ponte è fuori legge: Anas era già stata condannata
Livorno, nel 2004 morì Erika Campeol: parapetto inadeguato, disse la Procura. Il processo finì in prescrizione ma la famiglia fu risarcita in sede civile
LIVORNO. «Da 14 anni mi batto perché quel ponte venga messo in sicurezza. Avrei voluto che quei due ragazzi l’altra notte fossero scesi dall’auto dopo aver colpito il guardrail e avessero potuto dire “grazie Erika, ci hai salvato la vita”. E invece l’Anas e le autorità competenti se ne sono fregate, della morte di mia figlia e anche di cosa hanno detto i periti e i tribunali. E ora ci troviamo a piangere altre due vittime di una strada che è fuori legge».
VIDEO. LA RICOSTRUZIONE DELLA TRAGEDIA
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Ha ancora la voce rotta dall’emozione Enrico Campeol. La notte tra il 10 e l’11 gennaio del 2004 non vide tornare a casa sua figlia Erika, 19 anni, studentessa dell’Iti (L'ARTICOLO). Uscì con la moglie Cinzia e iniziò a cercarla: arrivò al ponte di Stagno, sopra lo Scolmatore, e vide i lampeggianti delle ambulanze, la strada chiusa, un’auto distrutta. All’interno il corpo della sua bimba. Da allora ha intrapreso una battaglia di civiltà: far mettere in sicurezza quel ponte. «Bastava poco: un guardrail come prevede la legge», spiega.
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E invece sul ponte c’è ancora lo stesso parapetto in ferro per i pedoni. Un palo di quel parapetto colpì Erika Campeol 14 anni fa uccidendola dopo che lei aveva perso il controllo della sua Clio e ci si era schiantata contro. Un pezzo di quel parapetto l’altra notte non ha retto l’urto della Volvo su cui viaggiavano Kevin Chirra e Alessio Falleni finiti nello Scolmatore. «Se la ringhiera fosse stata protetta da una barriera metallica, la vettura di Erika Campeol avrebbe urtato con la parte anteriore contro la lama del guardrail e sarebbe stata deviata verso il centro della carreggiata senza urtare lateralmente contro la barriera», scrisse otto anni fa nella sua perizia l’ingegner Domenico Trovato, consulente della Procura della Repubblica nel processo per omicidio colposo a due dirigenti dell'Anas.
Lo stesso consulente della Procura, in quel processo, affermò chiaramente che «secondo le normative sulla sicurezza stradale sarebbe servita una protezione sul ponte dello Scolmatore». E allora una domanda suona oggi terribile: se ci fosse stato quel guardrail in metallo l’auto di Kevin Chirra e di Alessio Falleni sarebbe finita nel canale o sarebbe rimbalzata al centro della carreggiata? E soprattutto: i due giovani sarebbero morti?
La risposta non c’è. Forse l’autopsia, disposta ieri dal procuratore Massimo Mannucci sui corpi dei due ventenni, insieme alle perizie, potrà aiutare a chiarire. Ma una cosa è certa: dal 2004 al 2018 su quel ponte non è cambiato niente. Solito marciapiedi per i pedoni, solita ringhiera a protezione di chi cammina per evitare che finisca nel canale. Solito livello di insicurezza per le migliaia di auto che transitano quotidianamente su quell’arteria di congiunzione tra Pisa e Livorno. Eppure in mezzo ci sono stati due processi, uno penale e uno civile per la morte di Erika Campeol. Quello penale è finito in prescrizione, ma non prima di aver visto imputati dalla Procura di Livorno un geometra e un ingegnere dell’Anas con l’accusa di omicidio colposo perché - come sostenuto dai consulenti della Procura - «la barriera era inadeguata, e avrebbe dovuto esservi installata una barriera tipo guardrail, costituita da paletti di sostegno, nastro in acciaio a doppia onda con sviluppo longitudinale per tutta la lunghezza del ponte e distanziatori».
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Una indicazione chiara ad Anas, almeno per mettere a norma e in sicurezza il ponte. Ancora più chiaro è stato il processo civile: dove la colpa è stata ripartita tra Erika Campeol e l’Anas stessa. La prima - al 70% - poiché le perizie dimostrarono che procedeva ad una velocità tra i 20 e i 30 chilometri oltre il limite che sul ponte è fissato a 50. Mentre l’Anas è stata ritenuta corresponsabile al 30% e condannata al risarcimento di una cifra di poco superiore a 100mila euro.
«Non mi interessavano i soldi perché niente varrà mai quanto mia figlia - dice Enrico Campeol -. Chiedevo semplicemente di rimettere a norma di legge quel ponte, in modo che questi due ragazzi potessero scendere di macchina venerdì notte e ringraziare Erika, in modo che la morte della mia bambina potesse salvare altre vite. E invece se ne sono fregati: su quel ponte passo tutti i giorni per andare al cimitero di Stagno dove è sepolta Erika e sapevo che prima o poi sarebbe successo di nuovo. La morte di quei due ragazzi mi fa tanta rabbia, mi piange il cuore. Adesso i morti sono diventati tre. Aspetteranno ancora per mettere a norma quel ponte?».
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