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Livorno

Tragedia dello Scolmatore: il sorriso e i sogni di Alessio

Juna Goti e Gianni Tacchi
Tragedia dello Scolmatore: il sorriso e i sogni di Alessio

Livorno, dai campi di calcio all'istituto alberghiero: il grande abbraccio degli amici

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STAGNO. «Tutto cappellino, baffetti e occhiali». Sempre con il sorriso «che nemmeno le prove difficili ti avevano tolto». Ma anche con quella «tempra polemica, furba, intelligente e sempre diretta» che fotografa l’età. Eccoli lì. I messaggi degli amici e dei parenti scorrono sulla bacheca virtuale di Facebook come pugni nello stomaco. Pugni veri, che fanno male. E parole senza parole che raccontano un mondo. Il mondo di Alessio Falleni, 21 anni compiuti appena due mesi fa, il 25 novembre, morto nell'incidente sul ponte dello scolmatore.

VIDEO. La ricostruzione della tragedia

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Un mondo che si è fermato all’improvviso l’altra notte, quando quell’auto su cui viaggiava è finita giù dal ponte, dentro lo Scolmatore. Chi era Alessio lo raccontano in parte le parole di un professore che lo ha visto crescere all’alberghiero Matteotti di Pisa: rispettoso, educato, uno dei più attenti in classe. Ma mica il classico secchione. Gli piaceva divertirsi, fare gruppo. Ridere. Una volta uscito da scuola ha continuato sulla strada imboccata da ragazzino. Avrebbe potuto fare il maître o il direttore di sala nei ristoranti. Un collega amico lo ricorda sulle pagine di Facebook con le «leggendarie brigate di sala e cucina di un noto ristorante di San Gimignano».

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Prima che iniziasse a cercare lavoro più vicino a casa, tra Livorno e Stagno. Ricorda di quando «pieno di orgoglio, si mise a scegliere un vino particolarissimo ed una elegantissima confezione» da regalare al suo vecchio professore. O di come «con una sua risposta ti levava lo schiaffo dalle mani» ma «con un sorriso, un pensiero o un abbraccio ti scioglieva il cuore». «Ti ricordo all’asilo con il grembiulino, alle partite di calcio, quando venivo a prendervi alla stazione che arrivavate da Pisa, quando mi dicevi "ciao Miche" e io ti dicevo che eri diventato troppo alto e dovevo alzarmi sulle punte per darti un bacino», gli scrive invece ora, da "quaggiù", la mamma di un amico: «Sempre con il sorriso che nemmeno le prove difficili ti avevano tolto».

Qualche anno fa Alessio aveva perso mamma Rossella. Una bella famiglia, la sua: le sorelle Elena e Sara, il padre Massimo (molto conosciuto in città come venditore ambulante, negli anni passati, anche al mercatino del venerdì, sotto la gradinata dello stadio), il fratello Marco, di qualche anno più grande, terzino come lui nelle giovanili del Livorno. Alessio ha prima giocato con il Progetto Giovani Amaranto, poi nel Picchi, arrivando ai Giovanissimi regionali. Fa venire i brividi un messaggio che ieri è comparso sulla bacheca social del ragazzo: «Siamo cresciuti praticamente insieme. È un’ingiustizia...». Fa venire i brividi perché a scriverlo è stata la sorella di Kevin Chirra, l’amico che l’altra notte era in macchina con lui. Giù dal ponte, nello Scolmatore. 

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