Il Tirreno

Livorno

Parte dal Cisternino la sfida per il polo tecnologico

di Matteo Scardigli
Parte dal Cisternino la sfida per il polo tecnologico

Pochi giorni fa il lancio del percorso di ascolto “Diversis gentibus una”. Verso un “incubatore 4.0” per stimolare investimenti: oggi primo laboratorio

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LIVORNO. Parte oggi al Cisternino di Città il ciclo di laboratori del progetto Diversis Gentibus Una, volto alla costituzione del nuovo Polo Tecnologico di Livorno. L’appuntamento è dalle 15 alle 18, titolo: “Analisi di contesto e scenari”.

Pochi giorni fa l'evento di lancio di "Diversis Gentibus Una" – il percorso di ascolto verso il polo tecnologico che dovrà, nelle intenzioni della giunta, rianimare il tessuto imprenditoriale locale – il Comune ha presentato i portatori di interesse, riuniti sempre al Cisternino, in un quadro decisamente suggestivo. «Dobbiamo pensare a un incubatore 4.0 per attirare e trattenere a Livorno opportunità e imprenditoria», ha esordito l'assessora Francesca Martini in apertura della prima sessione dell'incontro, moderata dal giornalista Marco Gasperetti, che ha ammonito: «Il polo può diventare un pollo, il territorio ha tutte le potenzialità ma sarà cruciale la gestione».

Se il progetto andrà in porto Livorno entrerà nel novero delle trenta città italiane ad ospitare una struttura simile, e per non sbagliare il Comune si è affidato ai guru del settore. «È fondamentale assecondare la vocazione del territorio», ha premesso nel corso della presentazione Stefano Gazziano, referente di Enea per l'accordo-quadro con il Comune. Largo dunque a un modello nostrano che punta alla sostenibilità, e il segretario generale di "Italia Start Up" Federico Barilli svela gli ingredienti del successo: «La politica guardi alle idee e non al mattone. Servono specializzazione, connessione con le imprese locali, e valorizzazione di talenti e competenze». Vietato scopiazzare la Silicon Valley, meglio piuttosto guardare al passato di casa nostra. «È dalla Firenze medicea che nel Rinascimento nacque Livorno, le arti e la manifattura sono il nostro valore aggiunto» ha detto il prof del Sant'Anna Paolo Dario: «Non dobbiamo inseguire il futuro, ma prepararci ad accoglierlo». E proprio in quest'ottica il dirigente comunale all'urbanistica Paolo Danti ha messo le mani avanti: «Sarà un polo tecnologico diffuso su 35 potenziali aree di intervento già esistenti, con particolare attenzione alla rigenerazione urbana e ambientale dei quartieri nord. Il fulcro saranno il Forte San Pietro e i vecchi Macelli». Una nuova visione della città industriale, fatta di «innovazione nei servizi ambientali e valorizzazione del patrimonio culturale», che piace anche ai vertici di Aamps, Asa e fondazione Goldoni, chiamati a mettere in mostra le partecipate del Comune. E così, senza un piano strutturale e con il Rivellino ancora al suo posto, già si è proiettati verso un collegamento ideale fra lo Scoglio della Regina e la Dogana d'Acqua che passi per villa Morazzana e l’immobile abbandonato di via Galilei. Sempre a condizione di intercettare il finanziamento regionale da 5 milioni previsto nell'accordo di programma.

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